Donne e afroamericani, carriera scientifica esclusa: ancora troppi i pregiudizi

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 26 Gennaio 2015 6:50 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2015 7:43
Donne e afroamericani, carriera scientifica esclusa: ancora troppi i pregiudizi

Donne e afroamericani, carriera scientifica esclusa: ancora troppi i pregiudizi

ROMA – Le donne e le persone di colore non sono abbastanza brave per diventare matematici e fisici di successo. Al contrario in biologia molecolare e neuroscienze la comunità scientifica spicca per le cattedre rosa. Un pregiudizio che, secondo una ricerca americana, non solo sarebbe falso, ma anche dannoso perché scoraggia alcune categorie a perseguire una carriera scientifica fin dalla scuola primaria.

La domanda che i ricercatori si sono posti è semplice: essere uomo, donna, asiatico o di colore influenza le abilità scientifiche? Secondo Sarah-Jane Leslie, della Princeton University, e Andrei Cimpian, della University of Illinois-Champaign, la risposta è no. Piuttosto a influenzare è l’idea che i selezionatori dei dottorati, o meglio PhD, hanno della loro materia è quella del “talento innato”, o come lo definiscono i ricercatori del “campo specifico di abilità”.

Insomma se un selezionatore, sia esso un docente o un altro ricercatore, è convinto che per la sua materia sia necessario un talento innato, oltre all’intelligenza e al duro lavoro, le possibilità che ad ottenere il posto da ricercatore PhD sia una donna si abbassano notevolmente.

Dopo aver analizzato i questionari redatti da 1800 accademici che lavorano in 30 campi differenti delle università americane, dall’astronomia alla sociologia, la conclusione dei ricercatori è che il pregiudizi di genere e di razza giocano un ruolo chiave nella selezione e nelle possibilità di carriera scientifica di una donna o di un afroamericano.

I ricercatori poi hanno sottolineato come il pregiudizio non affligga solo i selezionatori, ma anche i candidati: donne e uomini, siano essi caucasici, asiatici o afroamericani, crescono in un mondo dove gli viene fatto credere che solo alcuni siano adatti ad un certo tipo di carriera accademica. Pregiudizio di cui sono vittime e che li plasma, disincentivando la scelta di una carriera vista quasi “controcorrente”, quali appunto quella da fisico o matematico per una donna.

Gli autori della ricerca quindi sottolineano ancora una volta l’importanza che la scuola e le università hanno nella formazione dei loro studenti, che non solo devono essere adeguatamente stimolati culturalmente, ma anche resi consapevoli delle loro capacità e delle loro potenzialità. Capacità che non necessariamente, come qualcuno più volte ha fatto credere o lasciato intendere, dipendono dal sesso o dal colore della propria pelle.