‘Figlio unico è meglio’: ricerca inglese rivela che meno fratelli si hanno, più si è felici

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 15 Novembre 2010 14:30 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 19:55

Essere figlio unico non è più un tabù: lo stereotipo del bambino introverso, timido e impacciato, incapace di relazionarsi con gli altri non corrisponde a verità, anzi secondo una ricerca inglese i figli unici sarebbero più felici. Avere dei fratelli comporta litigi, rivalità e bullismo, senza contare la continua competizione per ottenere le attenzioni dei genitori, tanto che l’agenzia governativa britannica Economic and Social Research Council, nello svolgere la ricerca ha scoperto che l’infelicità di un soggetto aumenta all’aumentare del numero di fratelli o sorelle.

I risultati della ricerca sono stati elaborati dall’università dell’Essex sulla base dei dati raccolti da oltre 2.500 questionari compilati da altrettanti giovani, da cui è emerso che il 54 per cento dei figli si lamenta delle forme di costante bullismo, sia esso fisico o verbale, perpetrato da fratelli e sorelle.  Il 30 per cento si lamenta degli appellativi non proprio fraterni, o meglio dei ‘brutti nomi’ con cui vengono chiamati e in generale di atteggiamenti verbali molesti, mentre solo il 17.6 per cento soffre perché il fratello lo priva di beni materiali, come i giocattoli. Tra le restanti cause di infelicità ci sono ovviamente le cure dei genitori, lo spazio da dividere in casa e la propria privacy da difendere.

Avere dei fratelli non ha solo aspetti negativi, infatti come è specificato nello studio in oggetto, e in altri analoghi, un fratello rappresenta la sicurezza ed il sostegno reciproco, fattore molto importante specialmente nei momenti difficili. C’è da chiedersi quali siano i motivi di questa inversione di tendenza, che vede nei figli unici di oggi dei bambini aperti ed estroversi, sicuri di sé e in grado di relazionarsi più facilmente degli ‘infelici’ con fratelli a carico, fratelli che troppo spesso non vengono apprezzati per la sicurezza e l’affetto che possono offrire incondizionatamente, ma che vengono vissuti come rivali interni, dove la condivisione di spazi e giochi, che dovrebbe insegnare il rispetto degli altri, diviene continua e stressante competizione sotto gli occhi di genitori che spesso non sono in grado di gestire le normali e costruttive rivalità.