“Io, gay di destra, critico la sinistra ma reclamo i miei diritti”

Pubblicato il 22 Settembre 2011 18:01 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2011 18:01

ROMA, 22 settembre – Un lettore “liberal” del quotidiano di Maurizio Belpietro, Libero, noto imprenditore cinquantenne ha scritto al direttore del suo giornale per raccontare com’è essere gay, ed esserlo leggendo quotidianamente le critiche di quella che, per molti altri versi, sarebbe la propria parte, se non politica, quanto meno ideale.

Wichy Hassan, direttore creativo di Miss Sixty, ha stilato una e-mail in dieci punti. Ma unico è il concetto sotteso a tutti: essere gay non è una colpa. “Non è nemmeno una scelta, anzi spesso è un dramma. Molte incomprensioni nascono da vecchi pregiudizi che spesso gli eterosessuali hanno dei gay: li identificano nelle macchiette. Ma i gay non sono questo!  La maggior parte sono altra cosa, la parte più numerosa sono quelli che meno si vedono. Imprenditori, manager di successo, due nomi per tutti: il direttore della Walt Disney, Rick Ross, e il nuovo Ceo di Apple scelto da Steve Jobs come suo successore: Tim Cook. Entrambi gay dichiarati e con un compagno stabile, uomini come tanti altri, manager affidabili che gestiscono miliardi di dollari. Capite quanto siamo distanti dal cliché che abbiamo in Italia”.

Hassan ricorda lo studio del sessuologo americano Alfred Kinsey, che aveva individuato (nel 1948) in un 5 per cento la quota di gay nella popolazione. Mentre oggi, scrive Hassan, “nuovi studi inglesi stimano la popolazione gay attorno al 15%. Qualche politico sveglio lo chiamerebbe una miniera di voti, ma che nessuno in Italia sa prendere in considerazione”

Contro chi si oppone ai diritti dei gay, l’imprenditore sottolinea come “in tutti i Paesi più avanzati civilmente e dove il senso del diritto è più sviluppato, sono già state fatte leggi molto avanzate ed altre se ne faranno fino all’ottenimento di tutto, compreso il matrimonio e le adozioni, come già avviene a New York, in Inghilterra e Francia. Il livello di civiltà dei vari Paesi è esattamente proporzionale ai diritti che i gay hanno lì ottenuto. L’Italia non sarà un’eccezione. Se ancora rimane indietro all’Europa è solo (e lo sappiamo tutti) per la potenza della Chiesa che riesce ad esercitare nonostante la dichiarata laicità dello Stato la sua influenza”.

Ma il trattamento riservato ai gay, sostiene Hassan, non è molto diverso tra gli elettori di destra o di sinistra: “La destra è sempre stata tremenda con i gay, ma anche la Sinistra non è stata molto corretta. La comunità gay infatti non dimentica il tradimento di Prodi con i DiCo promessi in campagna elettorale e subito rimangiati, molti gay oggi tendono a posizionarsi in modo scettico preferendo chi parla loro di rispetto e diritti senza preconcetti ideologici”.

Soprattutto, fa notare l’imprenditore, molti sono disposti a vantare amicizie gay, a proclamarsi a favore dei gay, ma quando si parla “di coppia, di famiglia è il panico. È difficile per gli eterosessuali pensare che i gay abbiano pure un’affettività, che possano innamorarsi, che desiderino l’Amore, una vita in comune, che piangano per il partner se sta male, che non vogliano morire soli.

Eppure, sottolinea Hassan, “i diritti dei gay non levano niente a nessuno. Per me rimane un vero mistero, capire perché tanta gente si oppone a due persone dello stesso sesso che vogliano unirsi in matrimonio. Io mi chiedo perché voler negare a una minoranza quello che quasi tutti hanno? Che cosa leva loro? Il matrimonio è un patto di alleanza, di mutuo soccorso, un impegno d’amore per la vita tra due persone, permetterlo anche ai gay non toglierà nulla ai nuovi, vecchi e futuri sposi. È un arricchimento per tutti, solo un segno di civiltà. La parola matrimonio si arricchirà ancor di più di valore”.

La lettera a Belpietro si conclude con un accorato – è proprio il caso di dirlo – appello all’Italia: “pretendo tutto ciò, lo voglio ora, subito, lo voglio per me e il mio compagno (uno stimato medico) con cui convivo da 32 (trentadue) anni, ed ho con lui un rapporto monogamo che penso possa competere in quanto rispetto e amore con qualsiasi rapporto eterosessuale. Abbiamo passato i primi anni a nasconderci. Ora mi chiedo perché in uno Stato civile come questo io debba essere considerato un cittadino di serie B che non può sposarsi. A chi farei male? Chi è a rischio?”.