Gesù: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Esodo: “Non molestare il forestiero”

Pubblicato il 25 Ottobre 2014 13:17 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2014 13:17
Gesù: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Esodo: "Non molestare il forestiero"

Gesù al pozzo parla con una donna. L’abbigliamento di Gesù è quello dei naziriti, o esseni, di cui faceva parte

ROMA – Il Vangelo di domenica 26 ottobre 2014 è tratto da Matteo  (Mt 22,34-40):

“In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»”.

Il precetto di amare il prossimo è uno dei fondamenti dei naziriti, ebrei molto religiosi, facenti parte del più ampio gruppo degli esseni, che avevano assunto voti speciali, dalla castità (vestivano di lino, vegetale, e non di lana, animale e riprodotto con la copulazione, per sottolineare il rifiuto del sesso, da cui forse deriva un bel po’ della sessuofobia della Chiesa) al rifiuto del vino. Secondo alcuni gli esseni ammettevano le donne nelle loro comunità; infatti Gesù appare sempre circondato da donne e solo la progressiva maschilizzazione della Chiesa, in sintonia col mondo di allora e anche di oggi. Da qui la contraddizione tra il femminismo ante litteram che appare evidente nel Vangelo e la segregazione che ancor oggi porta a escludere le donne dal sacerdozio.

Discendeva dal precetto ama il prossimo tuo la modestia dei comportamenti, la non ostentazione del lusso, la semplicità del cibo: per non ferire la sensibilità dei vicini, spesso indigenti, tanto più acuta in quei tempi di vera povertà estrema e assoluta.

Nella stessa domenica 26 ottobre è rimarchevole anche un’altra lettura, tratta dal libro dell’ Èsodo (Es 22,20-26):

“Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia ira si accenderà contro di voi”.

Manifesto contro il razzismo di oltre duemila anni fa:

“Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».