Gianluca Vacchi, milionario “divertito” e dj. “Gli hater? Tutti invidiosi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 marzo 2018 17:19 | Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2018 17:19
Gianluca Vacchi, milionario "divertito" e dj. "Gli hater? Tutti invidiosi"

Gianluca Vacchi

BOLOGNA –  Gianluca Vacchi sta per approdare alla Miami Music Week, mecca della musica disco. Vi arriverà con il suo Trump-it, il suo ultimo singolo. Claudio Biazzetti lo ha intervistato per Rolling Stone e gli ha domandato se non si senta un milionario annoiato e cosa ne pensi dei tanti hater che ha sui social. La risposta di Vecchi è stata all’altezza del personaggio: gli hater sono solo persone invidiose, sostiene l’imprenditore palestrato. La sua vita, dice, non è cambiata su Instagram, ma è sempre stata la stessa, solo che adesso ha più visibilità. Ecco alcuni brani dell’intervista.

“È da quando ho la possibilità di farlo che vivo in questo modo. Poi ovviamente Instagram ha ampliato il numero dei miei spettatori. L’unica cosa che è varia è la percezione che si ha di me nazione in nazione. In Italia sembra che sono uno che fa l’idiota, fa i balletti, ride e scherza.  All’estero i numeri parlano diversamente. Considera che i follower italiani sono circa il 5,7% di quelli totali. Vado forte in Russia, Sud America, States. Lì capiscono che uno che fa quello che ho fatto io non può essere stupido. In Italia fa molto comodo dire che se hai soldi li hai rubati, se hai donne le hai pagate, se hai follower li hai comperati. Ho pochi hater ma fidati che li ho tutti qui”.

(…)  Quindi stai cercando di sfatare questa parte del milionario annoiato.
“Io sono semmai un milionario divertito. Lo faccio per passione, non per bisogno. Non me lo può impedire nessuno. E poi chi te lo dice che fra le mie quattro mura di casa non ho sempre fatto queste cose? Io ho la più grande collezione di vinili d’Europa: 15mila dischi che i collezionisti si strapperebbero i vestiti di dosso. Sembra quasi che in Italia si sia scatenato il DJ pride, ma non c’è nessuna licenza per poterlo fare. Ognuno può fare quello che vuole se non fa male a nessuno”.

Chi ti ha insegnato a mettere dischi?
“Mi ha insegnato un ragazzo di Bologna che ha lavorato con Lil Louie Vega per 7 anni. Qualcosa l’ho studiato. E poi con tutti i DJ che usano i computer e Traktor per suonare, vengono a rompere le scatole a me, che suono senza sync e senza cuffia. A me piace poi vivere il pubblico, uscire dalla consolle e fare un selfie. Queste cose agli hater danno fastidio.

L’ultimo singolo, Trump-It, vuole strizzare l’occhio al nuovo presidente degli States?
“No, niente di politico. È solo il gioco di parole fra trumpet e il suo nome. La potevo chiamare “trombala” ma poi mi sarei preso del sessista”.

Quindi è meglio prendersi del repubblicano?
“No, è solo perché il pezzo parte con la tromba. Io non sono un fan di Trump, sono fan della volontà popolare. Se il popolo ha scelto lui, sono d’accordo”.

E prima di Instagram tu cosa facevi?
“Ero un uomo d’affari non convenzionale, con un modo molto eccentrico di vivere. Quando tu fai vedere come vivi senza filtri o maschere, per qualcuno potresti diventare un modello. A me il termine low profile fa proprio schifo. Perché se hai tre Ferrari e quattro Rolls a casa ed esci con una Panda, quello sì che è esibizionismo. Prendi per il culo la gente. Poi magari scendi dalla Panda e ti fai dare del lei. Io invece scendo dalla Rolls e do del tu a un operaio, ci parlo tranquillamente senza tirarmela. Non me ne frega niente”.

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