Gioco, Spallone (centro studi Luiss): “Con il divieto di pubblicità non si distingue più il legale dall’illecito”

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2019 14:16 | Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2019 10:04

ROMA – “Con il decreto Dignità e il divieto di pubblicità sui giochi l’Italia ha fatto un passo indietro e si rischia di non distinguere il legale dall’illecito”: è l’allarme lanciato da Marco Spallone, presidente del Casmeg, centro studi della Luiss. 

Commentando ad Agimeg il Rapporto ‘Il settore del gioco online: confronto internazionale e prospettive’ realizzato da Deloitte Financial Advisory e Casmef (Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari), Spallone ha sottolineato:  “La cosa molto interessante di questo studio è stato il confronto internazionale, perché ha portato alla luce un’analisi comparativa che fa vedere come l’Italia sia uno dei Paesi europei che, essendo partito in anticipo e con una regolamentazione avanzata del gioco online – bisogna dare atto all’Agenzia dei Monopoli di avere fatto un lavoro con una visione dell’evoluzione futura del mercato – è in vantaggio rispetto ad altri Paesi come Spagna e Francia, con l’eccezione del Regno unito, dove sono partiti ancora prima”.

Secondo Spallone, “quello un po’ preoccupante è l’evoluzione più recente. Perché se si va a fare il confronto sulla regolamentazione e la si aggiorna al 2018, e si aggiunge quello che è successo nella pubblicità e che sta succedendo in generale nel mondo dei giochi, allora la situazione rischia di cambiare. L’Italia, tra tutti Paesi analizzati, esclusi alcuni Paesi lontanissimi che non possono essere raffrontati, è l’unico con il divieto totale di pubblicità. Perfino la Germania, che ha una regolamentazione molto restrittiva, dove fino a qualche anno fa il gioco era del tutto vietato, non ha affatto questo divieto totale. Da questo punto di vista, è come se l’Italia avesse fatto un passo indietro. Se infatti noi non permettiamo la comunicazione commerciale – ha proseguito Spallone – soprattutto nell’online dove non c’è la rete terrestre e quindi il sistema di controlli e di enforcement più efficace, nonché la visibilità dei negozi e delle sale, allora il gioco via internet diventa una giungla. Gli stessi utenti non sanno distinguere quali siano i siti legali e quali gli illegali. Consideriamo anche che tutto il gioco illegale su rete terrestre avviene attraverso siti .com: il cosiddetto ‘totem’ non è infatti altro che un collegamento remoto su un sito illegale. Quindi bisogna fare attenzione a tutti gli strumenti che consentono ai giocatori di acquisire le informazioni necessarie. L’analisi comparativa dice che l’Italia ha fatto un buon lavoro fino al decreto Dignità: lavoro congiunto di operatori e dei Monopoli”.

“Nello studio – prosegue ancora il presidente del Casmef – abbiamo anche fatto un approfondimento sul gioco patologico, riportando alcuni studi (uno di Codere e uno del Cnr Ipsad), e mettendo le due analisi a confronto si vede che si è raggiunta un’idea condivisa dei giocatori patologici, che varia tra l’1 e l’1,6 %. Negli altri Paesi europei questa percentuale è in linea, con qualche picco al 2%, e l’eccezione di alcuni Paesi che arrivano al 4%, ma molto lontani geograficamente e culturalmente, com la Lituania. Il caso interessantissimo è quello dell’Uk, dove si gioca in maniera molto più libera e con un approccio molto più laico, ma nonostante questo lavoro la percentuale di giocatori patologici è inferiore all’1%”. (Fonte: Aigmeg)