Governo, la crociata contro il gioco d’azzardo legale potrebbe costare 150mila posti di lavoro

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 gennaio 2019 12:52 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019 12:52
Governo, la crociata contro il gioco d'azzardo legale potrebbe costare 150mila posti di lavoro

Governo, la crociata contro il gioco d’azzardo legale potrebbe costare 150mila posti di lavoro

ROMA – Circa 150 mila posti di lavoro sono a rischio in Italia, ma il governo Lega-M5s ha deciso comunque di alzare le tasse. Stiamo parlando del comparto del gioco legale e regolamentato, che ad oggi costituisce l’unico vero argine all’illecito. L’ultimo colpo sferrato dal governo al settore è l’innalzamento del Preu, la tassa che gli imprenditori del gioco pagano sulle slot. E’ una delle coperture individuate per finanziare il cosiddetto Decretone, quello che contiene le misure per Reddito di Cittadinanza e Quota 100.

Il salasso era già cominciato col Decreto Dignità, primo atto legislativo degli alleati Lega-M5s, che ha stabilito la prima raffica di aumenti del Preu. Tassa che è stata maggiorata dell’1,35% dalla Legge di Bilancio con una quota fissata dal maxiemendamento immodificabile del governo, mentre il testo iniziale del disegno di legge parlava di un +0,5%, con le seguenti tempistiche:

20,60 per cento dal 1° gennaio 2019; (eventualmente maggiorato dal Decretone al 21,25%)

20,95 per cento dal 1° maggio  2019;  (21,6%)

21,03 per cento dal 1° gennaio 2020; (21,68%)

21,10 per cento dal 1° gennaio 2021; (21,75%)

20,95 per cento dal 1° gennaio 2023. (21,6%)

Con il Decretone è previsto lo 0,65% in più rispetto all’1,35 della Manovra 2019 che, secondo la relazione tecnica della Ragioneria dovrebbe determinare un maggior gettito di 154 milioni di euro per le casse dello Stato.

Se si considera che nel 2016 il prelievo erariale unico sulle Awp era al 17,5% mentre lo scorso anno è passato al 19,25% a partire dal 1 settembre 2018, è evidente che un ulteriore aumento così repentino finirà col fiaccare l’intera filiera del gioco. Va da sé che i primi a rimetterci saranno i lavoratori.

Una crociata che il governo continua a portare avanti trincerandosi dietro al contrasto alla ludopatia. Ma i numeri dicono tutt’altro. Basti pensare all’ultimo rapporto della Fondazione Bruno Visentini, secondo il quale i vizi nocivi più diffusi nel nostro Paese sono fumo e alcol, molto più del gioco d’azzardo, che coinvolge in maniera “problematica” appena lo 0,9% degli italiani. 

Numeri ben più preoccupanti quelli relativi invece ad alcol e sigarette. Negli ultimi 10 anni in Italia 435mila persone sono morte per incidenti e malori dovuti ad un eccessivo consumo di alcolici. Mentre un giovane su dieci è consumatore abituale di tabacco e più della metà di questi fuma anche cannabis. Eppure tra i 5 Stelle c’è chi addirittura pensa a legalizzare la coltivazione in casa di marijuana…

L’aumento del Preu sulle slot è in realtà il frutto di una politica unicamente incentrata a fare cassa che non prende in considerazione i lavoratori a rischio. Ecco perché Cristiano Azzolini, presidente dell’associazione Non siamo solo numeri, ha deciso di lanciare una petizione su change.org per salvare il settore del gioco legale. “Abbiamo deciso di rivolgere la nostra petizione direttamente al Ministro Di Maio – si legge nel claim – per portare alla sua attenzione un problema occupazionale di rilevanza nazionale”.

“I lavoratori del Gioco meritano di essere tutelati al pari di tutti gli altri lavoratori e l’unico modo per difendere il nostro futuro e il nostro lavoro è quello di farci ascoltare. Chiediamo a tutti i 150mila lavoratori del settore di firmare la petizione e di condividerla, per aiutarci a far valere i nostri diritti”.