Gucci, modella protesta in passerella: ”La salute mentale non è moda”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 25 Settembre 2019 7:30 | Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2019 17:45
Gucci, modella protesta in passerella: ''La salute mentale non è moda"

Un momento dell’ultima sfilata di Gucci a Milano (foto ANSA)

MILANO – La sfilata di moda primavera-estate di Gucci durante la Milano Fashion Week ha scatenato non poche polemiche: sulla passerella hanno sfilato delle modelle che indossavano tute e camicioni che ricordavano gli indumenti di costrizione utilizzati negli ospedali psichiatrici.

Ayesha Tan-Jones, che faceva parte del gruppo di modelle, ha scritto sulle loro mani “la salute mentale non è una moda”, volendo dare il via a una protesta improvvisata. La modella, cresciuta nel Galles, su Instagram ha scritto di aver preso posizione dopo aver lottato per la salute mentale e la depressione, il bipolarismo e l’ansia all’interno della sua famiglia. Ayesha ha inoltre postato e commentato una fotografia della sfilata: “Ho scelto di protestare poiché credo, come molti miei colleghi e colleghe, che lo stigma sulla salute mentale debba finire”.

“In tutto il mondo, una persona su quattro soffre di problemi di salute mentale e le persone LGBTQIA + hanno una probabilità tre volte maggiore di soffrire di una patologia mentale. Rispetto agli eterosessuali, i giovani LGBTQIA + hanno quattro probabilità in più di tentare il suicidio, avere pensieri suicidi e compiere atti di autolesionismo”.

Gucci ha risposto sul social media sostenendo che “divise, abiti da lavoro e indumenti di costrizione, inclusa la camicia di forza, sono stati inseriti in apertura della sfilata Gucci Spring Summer 2020 come la versione più estrema di un’uniforme imposta dalla società e da coloro che la controllano”.

La griffe ha sottolineato che gli abiti erano una “dichiarazione” creata per la sfilata e non saranno in vendita e aggiunto che il direttore creativo Alessandro Michele, abbia voluto esprimere come, attraverso la moda, “il potere venga esercitato sulla vita al fine di eliminare l’autoespressione. Un potere che, dettando le norme sociali, classifica e frena le identità personali”.

Fonte: Daily Mail