Valorizzare gli immigrati qualificati: ecco la scuola dei talenti fra le seconde generazioni

Pubblicato il 26 Novembre 2010 3:30 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 21:36

“A volte quando sei uno straniero, non importa se di prima o di seconda generazione, la gente non guarda il tuo curriculum non fa in tempo, perché ha già scelto prima. Ha già deciso. Gli è bastato dare un’occhiata al colore della tua pelle, sentire il tuo accento o anche solo leggere il tuo nome. Se non suona del tutto italiano ti scartano automaticamente”. Sono queste le preoccupazioni che muovono i responsabili del progetto Talea (promosso da un partenariato tra Italia, Belgio, Francia e Spagna con risorse comunitarie e soggetti pubblici e privati) che si occupa di formare alla leadership giovani talentuosi di seconda generazioni – figli di stranieri, nati o cresciuti in Italia – i cui studi e capacità, per quanto notevoli, non sono sufficienti a riempire il vuoto che si forma attorno al pregiudizio.

L’obiettivo è valorizzare l’immigrazione qualificata e favorirne l’integrazione. Giovani professionisti laureati che vantano carriere fatte anche di master, dottorati ed esperienze lavorative. Alcuni sono arrivati in Italia da bambini, altri invece l’hanno scelta come sede per gli studi universitari o le specializzazioni post lauream, per altri ancora rappresenta il luogo in cui cercare un posto di lavoro, una volta completati gli studi nel proprio paese di origine.

Per questo sono nati i corsi di leadership rivolti alla G2, la generazione dei nuovi italiani. Già lo scorso giugno si è svolto il primo G2 Leadership Summer School, un primo esperimento di un campus sulla leadership dedicato ai talenti delle seconde generazioni. L’esperienza si è rivelata molto fortunata, e per il 2011 è già in cantiere la seconda edizione del progetto. Alicia Lopes Araujo è indicata come la leader del gruppo: «In realtà preferisco definirmi come la portavoce dei miei compagni che mi hanno “eletta” quasi inconsapevolmente durante un’esercitazione pratica sulla leadership». I compagni di classe hanno in media 30 anni e alle spalle carriere di studio eccellenti. Vengono da Albania, Romania, Moldavia, Marocco, Camerun, Congo, Ghana, Perù, Ecuador e Colombia.

Con loro sono state selezionate anche due ragazze italiane. «La Fondazione Ethnoland era in possesso del mio curriculum perché lo avevo inviato al loro sito un anno fa – racconta la Lopes Araujo, mediatrice culturale 37enne nata a Capo Verde, in Italia da quasi trent’anni, una laurea in Lingue e letterature straniere e un master in Sviluppo economico sul terziario avanzato – dopo averne esaminati circa 400 hanno scelto venti persone». Presso il monastero di Camaldoli, dieci giorni intensi di lezioni ed esercitazioni pratiche individuali e di gruppo, spaziando dalla politica ai media, dall’etica al diritto, fino agli stili comunicativi. «Il corso è stato entusiasmante, ma più importante della tecnica è stato acquisire maggiore sicurezza in noi stessi e maturare la consapevolezza delle nostre capacità. È stato utile confrontarsi con persone che hanno il mio stesso vissuto, alle quali non dovevo spiegare nulla, perché anche a loro è capitato di dover lottare ogni giorno e dimostrare con fatica di possedere delle potenzialità»

I corsi non vogliono solo aiutare i giovani stranieri a entrare nel mondo del lavoro, ma fornire gli strumenti per esserne leader. Il percorso delle lezioni, sia frontali che “dialogate” è articolato in moduli nei cui temi spiccano parole come “Controllo” “Pluralismo culturale”, “Conduzione” “Cambiamento”. I corsi sono a numero chiuso, solo per borsisti. Possono richiedere la borsa i dottorandi brillanti, giovani in grado di dimostrare l’eccellenza del loro percorso, e giovani professionisti iscritti agli albi professionali. “Talea – spiegano ancora i responsabili del progetto, tra i quali spicca il nome di Otto Bitjoka, da sempre attivo sul fronte milanese dell’integrazione e vicepresidente della prima banca per stranieri “Extrabanca” – è lo strumento per radicarsi e non sciupare i propri sogni. La seconda generazione, e con essa i giovani immigrati arrivati in Italia per affinare la propria preparazione, devono acquisire la consapevolezza che è proprio nella loro “diversità” che sta la ricchezza che può consentire loro di raggiungere posizioni di eccellenza”.

Gli organizzatori di Talea hanno organizzato anche un nuovo progetto, stavolta a Milano. “Motore Italia: talento, merito, immigrazione” che ha visto lo scorso 11 novembre l’incontro fra i giovani immigrati qualificati (provenienti dalla Summer School e non solo) e le aziende, per una serie di colloqui individuali. «Nonostante titoli e qualifiche – ha concluso Alicia Lopes Araujo – molti di noi sono ancora precari, ma la voglia di metterci alla prova non manca. Sappiamo di avere gli strumenti per cambiare questa società».