Un milione di immigrati iscritti ai sindacati: sono il 15% dei lavoratori, ma è guerra di cifre

Pubblicato il 10 Maggio 2010 12:34 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2010 12:34

Gli immigrati iscritti ai sindacati italiani superano il milione. Secondo il Dossier Caritas nel 2008 sul territorio si contavano circa due milioni di cittadini non italiani con un lavoro regolare, ne deriva quindi che circa un lavoratore immigrato su due ha una tessera sindacale in tasca.

Rispetto al 2008, quando erano poco più di 800mila, gli iscritti stranieri ai tre principali sindacati sono aumentati del 17 per cento. I lavoratori immigrati, oltre a essere una voce portante per l’economia (il loro contributo equivale a circa 122 miliardi di euro, il 9,7% del Pil nazionale), sono anche il motore della crescita dei sindacati. Nel 2000, i tesserati extracomunitari erano 220mila: in dieci anni sono più che quadruplicati, rappresentando quasi il 15% del totale degli iscritti in attività. Il record in Lombardia con più di 140 mila tesserati.

Sono operai, impiegati e professionisti stranieri e, dunque, bisognosi di tutele extra. La loro sindacalizzazione è proporzionalmente molto più alta rispetto a quella degli autoctoni visto che dei 23 milioni di dipendenti italiani (basandosi sui dati Istat del quarto trimestre 2009) i tesserati attivi sono un po’ meno di 7 milioni, quindi circa il 30%.

Perché una differenza così notevole? Il lavoratore straniero ha più difficoltà nel difendere i propri diritti e conquistarne di nuovi oppure si sente perso nel groviglio delle norme? Come si legge in una recente ricerca dell’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali che fa capo alla Cgil), “il sistema normativo ha di fatto voluto creare una categoria di persone più insicura, più ricattabile, con diritti e tutele a termine, estremamente soggetta alle variazioni del sistema economico”.

Insomma è in questo contesto che si inseriscono i 380mila immigrati iscritti alla Cgil nel 2009, i 379.139 della Cisl, i 206.125 tesserati stranieri della Uil e i 122.689 di Sei Ugl. Per la triplice sindacale si tratta rispettivamente del  8,4%, del 6,6% e del 9,5% del totale degli iscritti.

I dati sul tesseramento 2009 sono stati diffusi da poco. Tra Cgil e Cisl c’è stato un testa a testa fino all’ultima tessera: infine si è verificato un sorpasso inatteso che ha trascinato dietro di sè discussioni e polemiche.

”E’ davvero sorprendente che la Cgil dichiari oggi di avere 380mila iscritti tra i lavoratori immigrati, quando appena otto mesi fa, aveva comunicato ufficialmente di averne 297mila. Senza offesa per una grande organizzazione come la Cgil, questo significa davvero dare i numeri al lotto. Non è possibile che in soli otto mesi abbia fatto 80 mila iscritti in più tra gli immigrati”. Questo il commento di Liliana Ocmin, segretario confederale Cisl, responsabile del dipartimento immigrati, giovani e donne. ”O tutto il tesseramento della Cgil non è verosimile – ha ipotizzato Ocmin –  oppure sugli immigrati ci troviamo di fronte ad un bluff solo per giustificare un sorpasso per niente credibile ai danni della Cisl”.

Il segretario confederale della Cgil, Enrico Panini ha poi definito quello della Ocmin “un commento sgarbato e presuntuoso”. “Contestando la veridicità dei dati del tesseramento in relazione agli immigrati nel confronto fra il 2008 ed il 2009 – ha detto –  la Cisl vuole esclusivamente affermare, come era già accaduto a commento dei dati del 2008, un suo primato a prescindere da una nostra precisazione. Ovvero che il dato del 2008 era sottostimato e che la progressiva informatizzazione degli archivi consente e consentirà una maggiore precisione analitica. Un fatto – conclude Panini – che si evince dagli approfondimenti forniti oggi circa i paesi di origine, le classi di età, il sesso su un campione significativo di iscritti”.