Usa, Manhattan. Insegnante multato di 15.000 dollari per una parolaccia in spagnolo

Pubblicato il 29 Novembre 2010 14:27 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2010 19:32

Nelle strade dei diversi quartieri di lingua spagnola newyorchesi, la parola si sente in continuazione per esprimere una varietà di emozioni: gioia, frustrazione, sdegno. Nella cultura pop è ricordata come una costante nel film del 1983 ”Scarface” con al Pacino e la regia di Brian De Palma.

Adesso l’insegnante di una scuola pubblica di Manhattan, Carlos Garcia, ha fatto causa al municipio dopo essere stato sospeso e multato per 15 mila dollari (circa 11.500 euro) perchè ritenuta disdicevole la sua condotta avendo usato quella parola in classe.

Si tratta di ”cono” (pronunciato ”cogno”) , ma che sia una parolaccia tale da giustificare il provvedimento a carico di Garcia è dubbio, perchè dipende da come è usata e da quale gruppo etnico.

Nello stato di New York la popolazione di lingua spagnola era all’ultimo censimento di 2.867.583 individui, di cui il 75 per cento a New York City. Portoricani in testa, seguono cubani, dominicani, colombiani, messicani e centro-americani. Il dato generale non tiene conto ovviamente degli immigrati illegali.

La parola ”incriminata” si riferisce letteralmente agli organi sessuali femminili, secondo quanto accertato presso L’Accademia Reale Spagnola. Ma non sempre. ”Cono” può essere usata dai dialetti latinoamericani a New York City, per esprimere ”emozioni diverse, specialmente  sorpresa e rabbia”, ha precisato l’Accademia.

Come sono realmente andate le cose non è del tutto chiaro, anche perchè l’insegnante non ha voluto essere intervistato. Quanto al suo avvocato, Sergio Villaverde, nega che Garcia abbia mai pronunciato ”cono” in classe, e sostiene che l’interprete utilizzato durante l’udienza disciplinare di Garcia non ha fornito la traduzione esatta della parola.

Ma l’avvocato municipale Bruce Rosenbaum tiene duro. ”E’ stato accertato”, ha dichiarato, ”che il signor Garcia ha usato linguaggio inappropriato in classe e che pertanto la sanzione imposta è appropriata”.