Lavoro/ I laureati italiani sono i più pessimisti d’Europa. In 9 su 10 non credono a una carriera

Pubblicato il 22 Luglio 2009 18:53 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2009 20:30

Se la speranza nel futuro è rappresentata dai giovani, il Belpaese non può certo contare su un esercito di audaci. Abbandonati i banchi di scuola, gli italiani perdono fiducia, almeno rispetto ai loro coetanei d’oltralpe e non solo. I laureati della penisola sono i più pessimisti d’Europa. Addirittura in 9 su 10 guardano con apprensione al loro futuro professionale, con entusiasmo. L’indagine del Trendence Institute di Berlino ha raccolto le opinioni di 750 università in 22 nazioni europee. Il quadro che ne esce è di un generale sconforto degli studenti continentali. Ad arrestare ogni minimo slancio positivo è la consapevolezza di avere prospettive remunerative da fame: orari massacranti e guadagni bassissimi sono dietro la porta.

Se lo studio va premiato, secondo i giovani la vittoria consiste nell’aggiudicarsi un impiego in una grande società, vista come un luogo di lavoro più stabile e immune ai periodi di crisi globale. Analizzando i dati lo sconforto delle nuove generazioni appare proprio eclatante: solo il 9% si dichiara tranquillo, mentre l’88% confessa di essere preoccupato per il futuro professionale.

La “generation disappointment”, come l’ha definita il settimanale “Time”, è guidata dagli spagnoli, ancora più disillusi dei nostri, mentre in cima alla classifica ci sono i norvegesi e gli olandesi, con una percentuale di ottimisti che supera il 60 per cento. E alla fatidica domanda sulle cause di tale disagio, la risposta degli italiani è secca: tutta colpa dell’università, incapace di fornire i mezzi necessari per competere sul mercato del lavoro.