Società

Montenegro, due passi da noi: aborto selettivo, si scartano le femmine

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La strage delle figlie mai nate. L’aborto selettivo in Montenegro, a un passo da noi…

ROMA – Montenegro, due passi da noi: aborto selettivo, si scartano le femmine. L’aborto selettivo, una discriminazione preventiva di chi in piena coscienza sceglie di proseguire la gravidanza solo se il nascituro è maschio, è una pratica relativamente recente ma che viene da lontano. Una pratica che è diffusissima in paesi dove i livelli di istruzione e reddito restano distanti anni luce dagli standard occidentali, vedi India e Cina, ma che con le migrazioni alligna anche in Europa. Scopriamo tuttavia, con un misto di incredulità e orrore, che solo un braccio di mare ci divide da quel Montenegro dove si continua a selezionare il genere preferito come da un menù al ristorante.

Dobbiamo constatare – lo fa con acume e partecipazione Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera – come il “lontano” geografico e temporale di radicate sub-culture barbariche e patriarcali sia in realtà un “vicino” preoccupante e avvilente del qui e ora. Dobbiamo constatare una strage silenziosa di bambine non nate. Un altro effetto potenzialmente disastroso per i progressi di emancipazione e consapevolezza di genere a fatica conquistati nel secolo scorso. Aborto compreso.

Le statistiche demografiche non mentono: se la media è 105 nati contro 100 nate (squilibrio che nel corso di una esistenza si riallinea) il Montenegro vanta il non invidiabile rapporto di 113 nati contro 100 nate. I progressi medici, pensiamo all’ecografia, rischiano, se insufflati con una cultura accanitamente retriva, di rovesciarsi nel loro contrario.

I medici indiani hanno iniziato a pubblicizzare l’ecografia con lo slogan: “Paghi cinquemila rupie oggi ma ne risparmi 50 mila domani”. Il risparmio, ovviamente, è sulla dote di un’eventuale figlia. Milioni di coppie che volevano un maschio ma non avevano il coraggio di uccidere le bambine, hanno scelto l’aborto». In India quello selettivo è vietato dal 1994, in Cina dal 1995. «È illegale in quasi tutti i Paesi», accusa il settimanale britannico, «ma resta molto diffuso perché è praticamente impossibile dimostrare che un aborto è stato deciso per motivi di selezione sessuale. Un’ecografia è alla portata di quasi tutte le famiglie cinesi e indiane, visto che costa in media 12 dollari. In un ospedale del Punjab, nel nord dell’India, le uniche bambine nate dopo una serie di ecografie sono state quelle scambiate per bambini o che avevano un gemello maschio». (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera)

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