Nerone, i successori dell’imperatore ingigantirono l’entità del grande incendio di Roma per infangarne la memoria

di Caterina Galloni
Pubblicato il 15 Novembre 2020 12:39 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2020 16:52
Nerone, i successori dell'imperatore ingigantirono l'entità del grande incendio di Roma per infangarne la memoria

Nerone, i successori dell’imperatore ingigantirono l’entità del grande incendio di Roma per infangarne la memoria (foto Ansa)

I successori dell’imperatore ingigantirono l’entità del Grande Incendio di Roma nel 64 d.C. per infangarne la memoria.

E’ quanto sostiene lo storico Anthony Barrett dell’University of British Colombia nel nuovo libro “Rome is Burning”, dedicato proprio all’incendio e a Nerone.

Tramandato come un fatto storico, Nerone avrebbe suonato la lira mentre Roma bruciava nel 64 d.C. ma Barret afferma che una nuova ricerca dimostra che l’imperatore non appiccò l’incendio e si prodigò molto per organizzare i soccorsi.

Le prove archeologiche mostrano che circa il 15-20% della città fu ridotta in macerie, molto meno di 10 quartieri su 14.

Di conseguenza, Nerone mantenne la popolarità tra le classi lavoratrici, ma fu odiato dalla ricca élite di Roma che pagò il conto di riparazione.

Dopo il suicidio di Nerone nel 69 d.C., i suoi successori della dinastia Flavia iniziarono a ingigantire la portata dei danni causati dall’incendio così da offuscarne la memoria.

La dinastia Flavia non aveva un legame di sangue diretto con il primo imperatore, Augusto, mentre Nerone era il pronipote.

Molti dei poveri non erano stati colpiti dall’incendio, al contrario dei ricchi poiché l’area che aveva subito i danni maggiori è stata quella del Colle Palatino ed Esquilino.

Una zona ricca che ospitava molte dimore sontuose e dopo l’incendio gli abitanti erano insoddisfatti. Il malcontento si era acuito con l’aumento delle tasse imposte per finanziare il progetto di restauro, poiché i poveri non avevano denaro.

L’imperatore Nerone

L’imperatore Nerone era considerato un leader eccentrico. Durante il suo regno fece uccidere la madre, Agrippina, ma non solo, andava regolarmente in scena come attore, irritando i tradizionalisti.

Le classi agiate disapprovavano il comportamento di Nerone, ma tacevano perché approfittavano del suo governo. Tuttavia, in seguito alla devastazione dell’incendio, tra i ricchi e potenti di Roma il malumore si inasprì.

Barrett ritiene che ciò abbia innescato un significativo movimento anti-Nerone e abbia creato una grande divisione tra il sovrano e i suoi influenti sudditi.

Una serie di ribellioni lo portarono al suicidio all’età di 30 anni.

“In generale, come governante era negligente, questo era il suo difetto principale, non era particolarmente interessato alla noia quotidiana del governare”, ha spiegato Barrett al Times. “Ma sull’incendio c’è ben poco da biasimare Nerone. All’inizio ha fronteggiato l’emergenza.

“Dopo il drammatico episodio ha introdotto nuovi regolamenti edilizi per cercare di prevenire in futuro gli incendi di quel tipo. “Ha introdotto misure di assistenza sociale, ha fornito riparo agli sfollati e incentivi ai romani affinché potessero ricostruire.

“Ha dato la cittadinanza a ricchi uomini liberi che avevano partecipato alla ricostruzione e voleva sostituire il vecchio centro di Roma con un bellissimo centro città”. (Fonte: Daily Mail)