Usa, Ground Zero. Per gli ebrei newyorchesi questa moschea non s’ha da fare

Pubblicato il 1 agosto 2010 13:14 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2010 13:14

Sembrava quasi fatta, ma dopo il no dell’Anti Defamation League (Adl), la principale delle organizzazioni ebraiche americane contro il razzismo e l’antisemitismo, appare sempre piu’ a rischio la costruzione di un centro culturale islamico, la Cordoba House, e di una moschea nei pressi di Ground Zero.

Lo scrive domenica con ampio rilievo il New York Times, definendo una sorpresa la mossa dell’Adl, che rischia di rilanciare con decisione il dibattito sull’opportunita’ di costruire la Cordoba House a pochi passi dall’area in cui sorgevano le Torri Gemelle distrutte da al Qaida l’11 settembre 2001, provocando quasi 3mila morti.

Il progetto aveva ricevuto il via libera, anche se non vincolante, del Consiglio Comunale di New York alla fine di maggio ed il sindaco della Grande Mela Michael Bloomberg, che e’ ebreo, ne appoggia la costruzione per questioni di liberta’ religiosa, convinto che New York deve rimanere la citta’ piu’ aperta e tollerante del mondo.

Abraham Foxman, il direttore nazionale dell’Adl, spiega che il centro dovrebbe essere costruito ad almeno un miglio da Ground Zero. ”E’ il posto sbagliato, trovate un’altra ubicazione”, chiosa Foxman, superstite della Shoah, aggiungendo: ”Chi e’ sopravissuto all’Olocausto ha il diritto di avere reazioni irrazionali”, e lo stesso vale per le vittime dell’11 Settembre.

Contrari alla Cordoba House sono stati sin dall’inizio diversi esponenti repubblicani, tra cui l’ex candidata vicepresidente Usa Sarah Palin, ma la decisione dell’Adl e’ stata immediatamente criticata, in particolare dai gruppi ebraici progressisti e dalle organizzazioni per il dialogo tra le fedi.

L’ ultraconservatore ‘ex presidente della Camera Newt Gingrich, appoggiato da numerosi parenti delle vittime, spiega che l’attentato al World Trade Center rappresenta la piu’ grossa perdita di vite umane sul suolo americano dai tempi della Guerra Civile. Non l’abbiamo ancora ricostruito, il che ha fatto arrabbiare molta gente”.

”E in questo contesto ci vengono a dire – aggiunge l’ex speaker – perche’ non costruiamo una moschea ed un centro culturale di 13 piani? L’americano medio pensa si tratti di una dichiarazione politica. Non e’ una questione religiosa: e’ un atto aggressivo ed offensivo”.

Uno dei responsabili del centro progettato, Oz Sultan, ricordando che l’obiettivo e’ di creare un modello nazionale di islam moderato, si e’ detto triste e sorpreso dalle ultime polemiche. Sultan ricorda che tra le vittime dell’11/9 ci sono musulmani e non capisce la posizione dell’Adl, ”da sempre contraria a tutti i fanatismi. Non mi sembra corrispondere al loro messaggio” di rispetto e tolleranza tra tutte le religioni.