Otto marzo, poche donne ricercatrici: 7 passi per rimediare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Marzo 2015 7:54 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2015 21:17
Otto marzo, poche donne ricercatrici: 7 passi per rimediare

Otto marzo, poche donne ricercatrici: 7 passi per rimediare

ROMA – Persino la Svezia, di sicuro uno dei paesi più avanzati nel campo della parità dei sessi, quando si tratta di donne e ricerca si ferma a percentuali da paese ‘latino’, superando di poco il 35%, una cifra simile a quella italiana. Il problema di un maggiore accesso delle donne ai laboratori riguarda tutto il mondo, e secondo la Initiative on Women in Science and Engineering Working Group, un gruppo di ricercatori e ricercatrici che lavorano negli Usa, ”servono nuove strategie per superare gli ostacoli attuali”.

Sulla rivista Cell Stem Cell l’associazione propone sette iniziative che potrebbero invertire la tendenza, dedicate alle donne in scienza, medicina e ingegneria. Nell’articolo, firmato anche dall’italiana Paola Arlotta, che dirige un laboratorio sulle staminali all’università di Harvard, le azioni richieste iniziano da un maggiore supporto finanziario, realizzabile dando la possibilità ai ricercatori di spendere una parte dei finanziamenti per la cura della famiglia e permettendo l’assunzione di ‘mani extra’ nei laboratori, da tecnici a studenti, che possano portare avanti gli studi senza interruzioni quando la ricercatrice è alle prese con i problemi legati alla famiglia. Accanto al supporto finanziario, spiega l’articolo, serve anche quello ‘psicologico e culturale’. I comitati che revisionano le ricerche dovrebbero avere una parità di genere nei componenti, e i bandi per i finanziamenti contenere delle precise norme contro il ‘sessismo occulto’ che fa sì che le ricerche portate avanti dalle donne siano giudicate peggiori di quelle degli uomini.

”Le istituzioni accademiche – aggiungono le autrici dello studio – dovrebbero educare i propri componenti a riconoscere i problemi che le donne affrontano nel mondo scientifico e nella medicina, ad esempio nei programmi di orientamento”. A completarle iniziative da prendere suggerite ci sono la compilazione da parte di istituzioni ed enti di ricerca di ‘report sulla parità di genere’ pubblici e la preparazione di database di donne ricercatrici. Che il problema sia globale lo testimoniano tutte le ricerche fatte in questo campo. Secondo i dati dell’istituto di Statistica dell’Unesco la media globale dei ricercatori donna è appena del 30%, con solo un paese su cinque che ha raggiunto la parità. L’Italia è appena sopra la media, al 35%, ma peggio di noi stanno Francia e Germania, rispettivamente al 26 e al 27%.