I “potenti” buoni solo con se stessi: lo dice uno studio psicologico

Pubblicato il 29 dicembre 2009 20:20 | Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2009 12:02

capoI “potenti” hanno una doppia personalità e mostrano indulgenza solo nei propri confronti: lo dimostra una ricerca condotta da Joris Lammers e Diederik Stapel dell’università di Tilburg in Olanda e da Adam Galinsky della Kellogg School of Management presso Northwestern University ad Evanston, Illinois.

Secondo gli studiosi, il potere rende scorretti e immorali, genera ipocrisia e la tendenza a predicare bene e razzolare male. Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychological Science, offre uno squarcio sui comportamenti umani di non poco rilievo, soprattutto alla luce di scandali di uomini politici e d’affari che si sono susseguiti negli ultimi anni, dimostrando come spesso la vita privata di uomini potenti contraddica il loro atteggiamento in pubblico.

Per esempio, ricorda Galinsky, abbiamo visto politici usare fondi pubblici a beneficio personale mentre chiedevano di ridurre il numero delle persone al governo per ridurre le spese, oppure avere relazioni extraconiugali mentre si facevano paladini dei valori della famiglia.

Gli esperti hanno coinvolto un gruppo di volontari in una serie di cinque esperimenti in cui ad alcuni venivano assegnate posizioni di potere (in politica, negli affari etc), ad altri invece ruoli più “umili” come quello di impiegato statale.

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A tutti venivano posti diversi dilemmi morali e chiesto in che modo ciascuno si sarebbe comportato. Per esempio veniva chiesto, se avessi la possibilità di evadere le tasse lo faresti? Oppure dilemmi che riguardano il trasgredire il codice della strada o riportare o meno indietro un oggetto rubato.

È emerso che tutti gli uomini di potere tendono a un’ipocrisia morale, dicendo cioè che è giusto che ci si comporti rettamente, ma poi di fatto comportandosi male. Viceversa, coloro che non hanno potere tendono invece a un eccesso di zelo nei comportamenti personali, cioè sono molto più severi con se stessi che non con gli altri, atteggiamento che i ricercatori hanno battezzato “ipercrisia”.

«Secondo la nostra ricerca – sottolinea Galinsky – il potere e l’influenza personale possono causare una grave sconnessione tra il giudizio pubblico e il comportamento privato, col risultato che gli uomini di potere sono più severi nei loro giudizi sugli altri e più indulgenti verso le proprie azioni personali».

«Alla fine – conclude – ipocrisia e ipercrisia perpetuano l’ineguaglianza sociale perchè i potenti impongono agli altri regole che loro stessi trasgrediscono, coloro che non hanno potere, invece, non si sentono in diritto di trasgredire e contribuiscono all’inequità».