Processo alla lingua italiana: una sentenza la seppellirà?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 febbraio 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2014 16:31
Processo alla lingua italiana: una sentenza la seppellirà?

Processo alla lingua italiana: una sentenza la seppellirà?

ROMA – Processo alla lingua italiana: saranno due sentenze, del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale, a decidere sull’utilità e anche un po’ sulla sopravvivenza dell’italiano.

A Milano, l’11 marzo, i giudici amministrativi della sesta sezione del Consiglio di Stato dovranno decidere su un ricorso del Politecnico di Milano, che vuole usare l’inglese al posto dell’italiano nei corsi di laurea magistrale e nel dottorato di ricerca. Intenzioni – quelle del Politecnico – che il Tar della Lombardia ha bocciato con una dura sentenza.

Erano stati cento docenti dello stesso Politecnico a ricorrere al Tar contro la decisione del Senato Accademico di mandare in soffitta la lingua italiana. Ma in questa vicenda c’è una sorpresa, ed è la posizione che ha preso il ministero dell’Istruzione, come scrive Federico Guiglia sul Messaggero:

“a Roma spalleggia il ricorso del Politecnico a Milano. Atto formale e scontato o il ministero che istruisce pensa che, in una pubblica università d’Italia, l’italiano possa essere non affiancato, ma buttato via, per il “to be or not to be” del pur caro amico William? Quale Paese dell’universo lo fa o lo farebbe con la sua madrelingua?”

La tentazione di fare a meno della lingua italiana era venuta anche al Consiglio provinciale di Bolzano, che aveva approvato una legge che elimina i nomi italiani dalla toponomastica che da un secolo in Alto Adige fa convivere italiano e tedesco. Legge impugnata dal governo Monti e portata davanti ai giudici supremi della Corte Costituzionale. Che però da un anno avrebbero dovuto dire la loro sulla controversa questione. Spiega Guiglia:

“Il governo Monti l’aveva impugnata con un altro, durissimo ricorso. Il governo d’oggi, invece, tergiversa: ha chiesto alla Corte Costituzionale di non pronunciarsi ancora, immaginando che essa userebbe la scure contro una simile pretesa. Evitare polemiche. La Corte sa che l’italiano “è la lingua ufficiale dello Stato”, come stabilisce una norma di rango costituzionale. E allora Roma e Bolzano “trattano” su principi intrattabili dietro le quinte. Abolire tutti i nomi italiani magari no, però abolire alcuni nomi italiani magari sì. L’italiano negato, ma solo un po’, una fettina della toponomastica, che sarà mai? E poi va a beneficio, per una volta, non dell’inglese, ma del tedesco: c’est plus facile”.

Ma, uscendo dai tribunali ed entrando negli aeroporti, si scopre che anche lì la lingua italiana ha vita difficile. Se molto (troppo) è stato fatto per difendere “l’italianità” di Alitalia, poco la compagnia di bandiera fa per difendere l’italiano. Hostess e steward italiani fanno i loro annunci in inglese, quando devono dire “allacciate le cinture” o “l’imbarco è terminato”. Air France e Iberia continuano ad usare il francese e lo spagnolo. Nazionalisti loro o provinciali noi?

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