Pulirsi il naso con le dita? Turista cinese non può. Né masticare con rumore

Pubblicato il 3 ottobre 2013 4:09 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 22:15
Pulirsi il naso con le dita? Turista cinese non può. Né masticare con rumore

Un po’ meno rumore, please

PECHINO – Si può pulirsi il naso con le dita e mangiare facendo rumore? No, non si deve, almeno se sei cinese e viaggi all’estero.

Lo sostiene il  “manuale di condotta del turista civile”, una guida pubblicata dalla Amministrazione nazionale del turismo, in cui in viene elencata una serie di comportamenti da evitare, soprattutto per chi viaggia all’estero, con tanto di illustrazioni.

Èvietato, riferisce l’agenzia di stampa Agi,

“pulirsi il naso con le dita in pubblico,

eliminare pezzetti di cibo dai denti usando le unghie,

mangiare o bere rumorosamente”.

E, ancora, viene giudicato sconveniente

“scambiare la piscina per una toilette,

rubare il giubbotto di salvataggio a bordo degli aerei. Se dovesse verificarsi un’emergenza le persone si ritroverebbero senza giubbotto di salvataggio”,

sottolinea il manuale.

La guida, composta da 64 pagine, e’ stata pubblica all’inizio della “settimana d’oro” inaugurata martedi’ dalla Festa Nazionale per la fondazione della Repubblica Popolare, in cui tradizionalmente le partenze raggiungono il picco annuale.

I cinesi detengono il primato per il turismo outbound, circa 83 milioni di viaggi nei primi sei mesi del 2013, ma alcuni episodi di vandalismo ne hanno macchiato l’immagine. Uno per tutti lo scandalo scoppiato a maggio per il ragazzino cinese che aveva inciso un graffito su un tempio di Luxor risalente a 3.500 anni fa.

Il vicepremier Wang Yang, in maggio, aveva detto:

“La condotta di molti” turisti cinesi, “non è qualitativamente alta. Parlano ad alta voce in pubblico, incidono caratteri cinesi sulle attrazioni turistiche o attraversano la strada col rosso, danneggiando la reputazione del Paese”.

Lo sforzo cinese di fare pulizia va ben oltre e forse dovrebbe essere imitato anche altrove: una nuova legge ha messo al bando le visite obbligatorie nei negozi comprese negli itinerari di viaggio, stratagemma che permetteva alle agenzie di offrire pacchetti a prezzi stracciati grazie ai tagli dei costi delle guide turistiche, che a loro volta si rifacevano con le commissioni offerte dai negozianti.

 

Il moralismo, ovviamente, costa e così le agenzie, che ora devono pagare di tasca propria le guide, hanno alzato in maniera sensibile i prezzi dei pacchetti. Se, spiega Agi,

“fino a qualche giorno da un viaggio di cinque giorni in Corea del Sud si aggirava attorno ai 4.000 yuan (482 euro) ora bisogna spenderne 7.000 (845). Per un soggiorno a Hong Kong o in Thailandia bisogna invece raddoppiare il budget dell’anno scorso. Risultato: molti cinesi hanno preferito trascorrere le ferie a casa facendo crollare del 40% le vendite dei pacchetti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.