“Non c’è più religione”: sempre più atei nel mondo

Pubblicato il 14 agosto 2012 10:04 | Ultimo aggiornamento: 14 agosto 2012 10:04
benedetto xvi

Papa BenedettoXVI (Foto Lapresse)

ROMA – Il mondo del 2012 è più ateo, e la geografia della religiosità si avvicina a quella del reddito. Mentre si radicalizzano le religioni e i richiami alle “leggi di Dio” arrivano in politica e persino nei parlamenti, l’uomo contemporaneo è meno religioso.

Non così l’Italia, dove ben il 73% è religioso, il 15% non credente e l’8% ateo convinto. Ma tra religiosità e religione c’è qualche differenza. Tra i buddisti ben il 97% si definisce una persona religiosa, mentre tra i cattolici la percentuale scende all’81%, e tra i musulmani addirittura al 74%.

La fotografia è stata scattata dalla ricerca Win-Gallup International, con 50.000 persone intervistate in 57 Paesi. La popolazione mondiale risulta sempre a maggioranza religiosa, per il 59%, mentre il 23% si dice non religioso e il 13% ateo. E la domanda è più che mai al passo con i tempi, in cui il pensiero e la pratica spesso non procedono insieme, tra cattolici risposati e atei ascetici. I ricercatori Gallup non hanno domandato “crede in Dio”, ma “indipendentemente dal fatto di frequentare un luogo di culto, ti ritieni una persona religiosa, una persona non religiosa o un ateo convinto?”.

Ma proprio gli atei sono in aumento: dall’ultima indagine del 2005 risultavano il 10%, mentre i religiosi si attestavano al 68%.

Il calo maggiore di chi si dice religioso si è registrato proprio in uno dei Paesi tradizionalmente più religiosi: l’Irlanda, -22%, seguita da Francia (-21%), Sudafrica (-19%) e Stati Uniti (-13%). In Francia e Irlanda non solo è diminuito il numero dei “religiosi”, ma è anche aumentato quello di chi si definisce senza mezzi termini “ateo”: +15% in Francia e +7% in Irlanda. Atei in aumento anche in Giappone (+8%), Argentina (+5%) e Stati Uniti (+4%).

In Giappone c’è anche uno dei tassi più alti di atei: il 31%, molti rispetto al 29% dei francesi o al 15% dei tedeschi, ma pochi se confrontati con il 47% dei cinesi. 

La religiosità resta radicata soprattutto tra le fasce di reddito più povere, dove è il 66% a dirsi religioso, contro il 49% delle fasce più ricche. E tra i Paesi più religiosi ce ne sono molti scossi da guerre e scontri, come Iraq, Pakistan, Kenya, Nigeria.

L’Italia è un’eccezione: molti credenti nonostante si tratti di uno dei Paesi relativamente più ricchi. La presenza del Vaticano c’entra forse qualcosa.