San Benedetto da Norcia, doppia ricorrenza per il santo benedettino: oggi 11 luglio e il 21 marzo

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2019 23:39 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2019 23:39
san benedetto da norcia

San Benedetto da Norcia, doppia ricorrenza per il santo benedettino: oggi 11 luglio e il 21 marzo

ROMA – Oggi, giovedì 11 luglio, si festeggia San Benedetto da Norcia, “l’uomo di Dio che brillò su questa terra”,  il patrono d’Europa, il fondatore del monachesimo occidentale.

San Benedetto ha tre ricorrenze: le diverse comunità benedettine nonché il calendario della Forma straordinaria del rito romano ricordano il “dies natalis” del santo il 21 marzo, mentre il nuovo calendario del 1969 ne celebra ufficialmente la festa oggi 11 luglio, giorno che in realtà è la tradizionale data del suo Patrocinio. A deciderlo fu Papa Paolo VI che lo proclamò patrono d’Europa il 24 ottobre 1964 in onore della consacrazione della Basilica di Montecassino. Viene così sfatato un mito comune tra chi conosce i santi: san Benedetto non si celebra soltanto il primo giorno di primavera ma anche a metà luglio, in piena estate. 

San Benedetto nacque verso il 480 nella città umbra di Norcia. Il padre Eutropio, figlio di Giustiniano Probo della gens Anicia (una delle famiglie più nobili dell’impero romano da cui, secondo la leggenda, sarebbero discesi i Massimo), era Console e Capitano Generale dei Romani nella regione di Norcia, mentre la madre era Abbondanza Claudia de’ Reguardati di Norcia.

A 12 anni fu mandato con la sorella a Roma a compiere i suoi studi, ma, come racconta papa Gregorio I nel secondo libro dei Dialoghi, san Benedetto rimase sconvolto dalla vita dissoluta della città e dopo aver abbandonato gli studi letterari, la casa e i beni paterni, decise di far parte della vita monastica.

All’età di 17 anni, san Benedetto si ritirò nella valle dell’Aniene presso Eufide (l’attuale Affile), dove, secondo la leggenda devozionale, avrebbe compiuto il primo miracolo. Lasciò poi Eufide per recarsi a Subiaco dove visse eremita in una grotta per circa tre anni.

Conclusa l’esperienza eremitica, accettò di fare da guida ad altri monaci in un ritiro presso Vicovaro, ma, dopo che alcuni monaci tentarono di ucciderlo con una coppa di vino avvelenato, tornò a Subiaco. Qui rimase per quasi trent’anni, predicando la “Parola del Signore” e accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di tredici monasteri, ognuno con dodici monaci e un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale.

Negli anni tra il 525 ed il 529, a seguito di un altro tentativo di avvelenamento con il pane, Benedetto decise di abbandonare Subiaco e si diresse verso Cassino dove, sopra un’altura, fondò il monastero di Montecassino. Qui, Benedetto compose la sua Regola verso il 540, che combinava l’insistenza sulla buona disciplina con il rispetto per la personalità umana e le capacità individuali, nell’intenzione di fondare una “scuola del servizio del Signore, in cui speriamo di non ordinare nulla di duro e di rigoroso”.

Nella regola si organizza nei minimi particolari la vita dei monaci. I due cardini della vita comunitaria sono il concetto di “stabilitas loci”, ossia l’obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero e la “conversatio”, cioè la buona condotta morale, la pietà reciproca e l’obbedienza all’abate, il “padre amoroso” mai chiamato superiore,e cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata. Nell’arco delle ore della giornata la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto “ora et labora” (il noto motto “prega e lavora”).

I monasteri che seguono la regola di san Benedetto sono detti benedettini. Anche se ogni monastero è autonomo e sotto l’autorità di un abate, questi si organizzano normalmente in confederazioni monastiche delle quali le più importanti sono le due congregazioni nate attorno all’autorità dei monasteri benedettini di Montecassino e di Subiaco.

San Benedetto, prima di andare a vivere a Subiaco in una grotta, soggiornò a Roma ne palazzo appartenente alla Gens Anicia. Siamo intorno alla fine del secolo V: oggi, sui resti di questo palazzo sorge la chiesa di San Benedetto in Piscinula che si trova nell’omonima piazza in Piscinula a Trastevere. E vicino, per ricordarci sempre il peso della storia che si tramanda fino ai giorni d’oggi, sorge via Anicia.