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Lacrime di San Lorenzo: gli italiani a sperare con il naso all’insù in una notte ancora più nera

L’unica notte delle lacrime che regala sogni è arrivata, e quest’anno si annuncia ancora più propizia agli osservatori d’astri. Il cielo di San Lorenzo non sarà invaso dalla luce della Luna, solo al primo quarto: così tutti a testa in su a guardare lo sciame di meteore che si infrange nell’atmosfera della Terra, che al tramonto sarà introdotto da un triangolo formato da Venere, Marte e Saturno.

La scienza dice che non sono altro che frammenti di comete che si incendiano all’attrito con l’atmosfera terrestre. I poeti preferiscono vederle come le lacrime del cielo di fronte ai mali del mondo, “quest’atomo opaco del male”, come scriveva Giovanni Pascoli. Per i sognatori, o semplicemente per i tradizionalisti, ogni stella che si infiamma attraversando il cielo accende una speranza.

Fatto sta che le stelle di San Lorenzo, o Perseidi, sono uno dei rari motivi per cui la maggior parte degli uomini stacca lo sguardo da terra e lo rivolge un po’ più in alto. Non solo letteralmente. Dimenticando liti coniugali e politiche, ripicche tra colleghi e compagni di partito, che viste da lassù forse appaiono ben più piccole delle piccolissime meteore, si spera in qualcosa di meglio, anche se poi si torna con gli occhi e i piedi per terra e le alte speranze finiscono nel repertorio dei ricordi.

Ma per pochi momenti tutto si dimentica. Come a San Lorenzo della Costa, frazione di Santa Margherita Ligure, dove da secoli si onora il santo con un’imponente processione. E poco importa che la parata blocchi per ore l’Aurelia.

Simbolo dei carboni ardenti su cui fu bruciato il martire spagnolo Lorenzo nel terzo secolo dopo Cristo, la pioggia luminosa di meteore attraverserà i cieli per una settimana, con un picco di intensità previsto per il 13 agosto.

Paganamente, le Perseidi ricordano la vicenda di Perseo, figlio del rapporto tra Danae e Zeus. Il padre di Danae, il re di Argo Acrisio, era preoccupato da un oracolo che prediceva la sua morte per mano del nipote. Per questo motivo Acrisio fece rinchiudere la sua unica figlia in una torre. A nulla servirono le fortificazioni in bronzo e i cani feroci: Zeus penetrò nella cella della desiderata. Passò inosservato: lui, padre degli dei, si fece piccolo piccolo. Penetrò l’amata sotto forma di pioggia dorata. Come la pioggia di stelle di questa notte.

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