“Selezione naturale” a scuola: intelligenti in cravatta viola, “meno dotati” in rosso o blu. Ma funziona?

Pubblicato il 2 Agosto 2011 14:59 | Ultimo aggiornamento: 3 Agosto 2011 8:35

ROMA – Dividere gli studenti intelligenti da quelli meno dotati usando il colore della cravatta: questa l’idea di un preside inglese che per la sua scuola ha scelto il metodo di insegnamento a classi separati. Gli incravattati viola “secchioni” saranno dunque ben riconoscibili dai di rosso e blu segnati, che come una lettera scarlatta sul petto portano il vessillo della loro ignoranza presunta. Il Crown Woods College di Greenwich è appena stato ristrutturato e dotato di un impianto sportivo completo di campo da calcio illuminato, giardino terapeutico e centro di musica e design, per un investimento totale da parte dello stato di ben 57,4 milioni di euro. Una nuova scuola, secondo il dirigente scolastico Michael Murphy, che richiedeva un nuovo sistema di insegnamento: “non si può ignorare il mercato, è necessario reagire”.

Accade allora che l’offerta formativa diviene cruda selezione naturale: addio classi miste, benvenuta separazione fisica e mentale. Cravatte di colori diversi su giacche uguali e dallo stesso stemma segnalano il livello di intelligenza dello studente, rigida è anche la divisione della struttura, organizzata in tre edifici diversi quali il viola “Delamere”, il blu “Ashdown” e il rosso “Sherwood”. Gli unici luoghi comuni della struttura sono la mensa, in cui i ragazzi mangiano in orari diversi, l’impianto sportivo e i laboratori di musica.

La selezione avviene al termine della scuola elementare all’età di circa 10-11 anni, selezione che segnerà a vita lo studente, il quale sarà inserito in una classe di suoi pari in modo da permettere un livello omogeneo di capacità degli studenti, che saranno seguiti con programmi adeguati al loro livello e non rischieranno di rimanere indietro, come ha spiegato Murphy: “imparare tutti assieme, come accade nelle classi delle scuole statali, è un metodo chiaramente fallito. Il nostro sistema, invece, permette di lavorare specificatamente sulle capacitá degli studenti e ognuno ottiene il sostegno di cui ha più bisogno”.

Insomma per il preside inglese le classi miste costituiscono la nuova frontiera dell’insegnamento, dove separando sapientemente l’eccellenza dall’ordinario è possibile ottenere i migliori risultati, con allievi degni della grande e tecnologicamente avanzata struttura. Potrebbe però preoccupare la privazione degli studenti di una parte importante dell’apprendimento umano: il confronto, la sana competizione che spinge l’alunno meno dotato a sviluppare la capacità dell’impegno per raggiungere traguardi che l’intelligente ottiene con tempi migliori.

Se manca il confronto si può davvero parlare di crescita e apprendimento? La scuola oggi non rappresenta solo un luogo di studio e una macchina che fabbrica conoscenze in menti non più così abituate ad allenare il pensiero, ma è un luogo di incontro con la diversità, che devo formare lo studente come cittadino, e i cittadini non hanno bisogno solo di lezioni di grammatica o geometria, ma soprattutto devono imparare la tolleranza ed il rispetto, elementi basilari di una convivenza civile che nella scuola sembrano già mancare, come testimonia una studentessa: “gli amici di un tempo, che ora vanno alla “Delamere”, sono diventati di colpo i tuoi nemici”. Sicuramente un lavoro facilitato per gli insegnanti, che si trovano di fronte ragazzi dalle stesse conoscenze e con gli stessi tempi di apprendimento, in un ambiente poco dinamico e piatto, dove non esiste sana competizione e possibilità di miglioramento. L’assenza di adeguati stimoli, culturali e civici, non può essere un sistema di apprendimento corretto e completo.