Shoah: il negazionismo viaggia su internet, tanti blog e siti che negano l’olocausto

Pubblicato il 15 Ottobre 2010 11:00 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2010 12:05

C’è il sito americano che difende i negazionisti, c’è la pagina web di Forza Nuova in cui vengono lanciati insulti antisemiti mentre si accusa Roma di non “saper tenere a bada la manesca, fanatica tribù di Giuda”. Il web dà voce a coloro che ancora oggi, a oltre 60 anni dalla Seconda Guerra Mondiale, negano l’esistenza della Shoah.

Oggi un articolo di Repubblica li elenca, sito per sito, tra inglesi, americani, italiani. Tutti uniti nella stessa granitica difesa del nazismo e odio contro gli ebrei. A settantanni dalle leggi razziali.

“Dai forum dei movimenti neonazisti a quelli, più o meno ufficiali, di Forza Nuova, passando per privati profili di Facebook e blog a tema – si legge nell’articolo di Marco Pasqua – I negazionisti italiani e, soprattutto, i loro simpatizzanti, sfruttano il web per far circolare le loro assurde tesi che mirano a diffondere la convinzione che il piano di sterminio degli ebrei, disposto dal regime nazista, non sia mai esistito. Non sempre si nascondono dietro all’anonimato e, talvolta, firmano i loro interventi con nome e cognome. Alcuni di loro sono disposti ad ammettere che i nazisti hanno fatto delle vittime, ma certamente non nelle “camere a gas”, di cui negano l’esistenza. I loro siti sono spesso registrati all’estero, con l’intento di bypassare le eventuali restrizioni sui contenuti imposte da alcune piattaforme di blogging. Contenuti che sono costantemente monitorati dalla polizia postale che, alcune volte, riesce a contestare loro la violazione della legge Mancino. Una lista di queste pagine web era già finita al centro di un’indagine promossa dal Comitato di indagine conoscitiva sull’Antisemitismo, presieduto dalla deputata Fiamma Nirenstein, e oggetto di minacce sugli stessi siti”.

“Alcuni di loro sono disposti ad ammettere che i nazisti hanno fatto delle vittime, ma certamente non nelle “camere a gas”, di cui negano l’esistenza. I loro siti sono spesso registrati all’estero, con l’intento di bypassare le eventuali restrizioni sui contenuti imposte da alcune piattaforme di blogging. Contenuti che sono costantemente monitorati dalla polizia postale che, alcune volte, riesce a contestare loro la violazione della legge Mancino. Una lista di queste pagine web era già finita al centro di un’indagine promossa dal Comitato di indagine conoscitiva sull’Antisemitismo, presieduto dalla deputata Fiamma Nirenstein, e oggetto di minacce sugli stessi siti”.

Leggi l’articolo originale da: La Repubblica