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Sisal, 70 anni di storia: il passato rivive grazie al progetto Meic

Sisal, 70 anni di storia: il passato rivive grazie al progetto Meic

Cristiana Schiopu, curatrice dell’Archivio storico Sisal

MILANO – Sisal ha compiuto 70 anni quest’anno. Consapevole dell’importante ruolo che si è ritagliata nella storia imprenditoriale italiana, l’azienda ha deciso di far tesoro del proprio passato attraverso il progetto Meic, che ha portato alla creazione di un Archivio storico del Gruppo.

Abbiamo chiesto a Cristiana Schiopu, Executive Communication Manager e curatrice del progetto Meic, di parlarci del processo di riordino della memoria storica di Sisal. Un lavoro di raccolta, selezione e catalogazione del materiale, che offre una chiave di lettura inedita sull’evoluzione dell’azienda, dal 1946 a oggi.

-Com’è nata l’idea di valorizzare il patrimonio culturale di Sisal attraverso la creazione di un archivio storico?

C.S.: “Eravamo consapevoli di avere alle spalle una storia di 70 anni, una ricchezza, tanto vissuto. Abbiamo guardato come i grandi marchi italiani hanno valorizzato la loro storia e abbiamo visto che spesso hanno creato dei musei, delle gallerie oppure degli archivi per rendere fruibile il loro passato. Abbiamo deciso di iniziare con l’archivio, ci sembrava lo strumento più adatto per mettere ordine nella nostra storia, per mettere insieme gli elementi del nostro grande puzzle, catalogarlo per bene e condividere al meglio questa ricchezza con il resto del mondo”.

-Decenni di storia raccontati attraverso documenti, fotografie e strumenti del mestiere. Il passato torna a rivivere grazie al progetto Meic. E’ stato difficile reperire il materiale che ha dato vita all’archivio?

C.S.: “Sicuramente non è stato facile, per una serie di ragioni: la nostra azienda ha una struttura particolare, c’è la sede legale, altre sedi, ma c’è soprattutto una grande famiglia, una rete molto capillare, siamo 45mila punti vendita in tutta Italia, con tante ricevitorie, dove è passato tutto quel materiale che veniva spedito dalla sede centrale già dagli anni ’40 fino ad oggi. Tutte queste ricevitorie conservano una grande parte della nostra storia e mettere insieme il materiale non è stato facile. Per fortuna in azienda abbiamo ancora il nostro presidente onorario, ex amministratore delegato, Rodolfo Molo (figlio di uno fondatori di Sisal, Geo Molo, ndr), che mi ha dato una grossa mano nel raccogliere soprattutto il materiale degli inizi. Abbiamo rassegne stampa degli anni ’40, raccoglitori che contengono tutta la modulistica stampata per mettere in piedi la macchina Sisal. Abbiamo raccolto tanto, ma lavoreremo in futuro per raccogliere ancora di più”.

-Quanto è importante per un’azienda rendere fruibile al pubblico, anche virtualmente, uno spazio in cui viene data la possibilità di conoscere le proprie tradizioni e radici?

C.S.: “Ogni volta che abbiamo delle visite in archivio, è sempre un’emozione. Non c’è una persona che entri e non racconti un aneddoto della propria vita attraverso uno degli oggetti che trova all’interno. Che sia la schedina che giocava con il nonno o la pubblicità del cavallo verde. E’ bellissimo vedere quanto Sisal ha generato, il contatto con le persone e le emozioni positive. Sicuramente è una modalità per condividere un’esperienza. Sono le persone stesse che si ritrovano, così anche nello spazio virtuale”.

-Dopo aver ripercorso le varie tappe della storia aziendale, c’è un periodo in particolare che preferisce o a cui si sente più legata rispetto agli altri? Un po’ di nostalgia viene pensando ai magnifici anni ’80, quando Sisal calcava il palcoscenico del Festival di Sanremo, incoronando attraverso le giocate il vincitore…

C.S.: “Lavorare a questo progetto mi ha fatto innamorare della storia dell’azienda…E’ un po’ un privilegio…Non so se c’è un periodo in particolare che mi fa emozionare di più, forse l’inizio, quando ci trovavamo nell’Italia del dopoguerra…Immaginare gli spogliatori, immaginarsi l’Italia in cui le schedine venivano stampate a Milano, caricate di notte sui treni e spedite in tutta Italia…è un’immagine bellissima”.

-Il progetto Meic potrebbe un giorno sbarcare nelle scuole italiane? Di fatto, racconta un pezzo della nostra storia.

C.S.: “Non è un qualcosa che ci siamo prefigurati con il progetto Meic. Abbiamo lavorato quest’anno con i ragazzi del master del Sole 24 Ore. Abbiamo fatto un progetto in merito ad un piano di comunicazione digitale. E’ stato molto coinvolgente, molto bello. Questa esperienza mi ha fatto sperare di poter progettare eventualmente una collaborazione più strutturata con le università”.

-Nel libro “Icone d’impresa”, a firma di Francesca Molteni, edito da Carocci, si parla degli oggetti che hanno segnato la storia del nostro Paese. Tra questi, c’è anche mitica schedina, l’1X2, un semplice foglio di carta che ha fatto sognare milioni di italiani. Era il 1946, l’Italia usciva dalla guerra. C’era una nazione ferita, un tessuto sociale da ricostruire. Quanto ha contribuito il Totocalcio a riaccendere la passione per lo sport e lo spirito stesso degli italiani?

C.S.: “Tantissimo, non solo con l’aiuto concreto per ricostruire gli stadi o gli altri impianti sportivi, ma anche il semplice fatto che c’era un giornale, Sport Italia, che veniva distribuito in tutta Italia e raccontava delle partite di calcio, ovviamente ha riacceso la voglia di ritrovarsi, di commentare i fatti sportivi, non solo quelli della vita quotidiana, che non erano particolarmente rosei in quel momento…L’aiuto economico è molto importante ma anche quello morale“.

L’Archivio storico del Gruppo Sisal, collocato a Peschiera Borromeo (MI), è membro di Museimpresa (associazione dei musei e degli archivi d’impresa presso Assolombarda). Scopri di più sulla storia di Sisal visitando i siti http://www.sisal.com/storia/progetto-meichttp://www.unastorianatapergioco.sisal.com/.

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