Social network e web, le droghe moderne: incapacità a concentrarsi e scarsa memoria se ne abusi

Pubblicato il 18 Aprile 2011 13:03 | Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2011 13:03

ROMA – La tecnologia minaccia la memoria a breve termine, specialmente nelle persone più in là con gli anni: l’ingresso nelle nostre vite di smartphone e social network ci permettono di essere costantemente connessi con i nostri amici e con il ‘world wide web’, ma aumentano la nostra predisposizione alle distrazioni secondo una ricerca condotta dalla UCSF. Se gli stimoli hanno sempre rappresentato una fonte di ‘allenamento’ per il cervello umano, troppi stimoli potrebbero invece renderlo meno recettivo. Il continuo flusso di informazioni, richieste o meno, diminuiscono la nostra capacità di concentrazione e di selezione di ciò che è importante da ciò che non lo è, rischio già denunciato nel 2009 da una ricerca condotta alla Stanford University.

Gli psichiatri americani hanno deciso di lanciare l’allarme visto che oggi le ‘tecnodipendenze’ costituiscono una seria patologia di cui specialmente i giovani soffrono, sempre più incapaci di staccarsi dalla propria vita virtuale e di vivere serenamente nel mondo reale. Anche se il fenomeno non assume la dimensione di dipendenza, tutti gli utenti della rete sono a rischio. “Soffrite in termini di apprendimento e di capacità di attenzione durante il tempo speso online? La vostra vita progessionale è influenzata negativamente per il tempo, non essenziale, speso su internet durante le ore di lavoro?”, rispondere si alle domande di Elias Aboujaoude, direttore della Clinica dei disordini nel controllo degli impulsi di Stanford, significa ammettere di avere un problema, la cui gravità può essere quantificata solo dalla reazione manifestata quando si è offline.

I giovani sembrano rappresentare la categoria più a rischio, considerando che secondo una ricerca della Kaiser Family Foundation del gennaio 2010 i ragazzi tra gli 8 e i 18 anni tendono a passare su internet una media di 7 ore e 38 minuti al giorno, anche se in termini di contenuti è come se ne avessero passate 10 ore e 45 minuti online: svolgere diverse attività, dall’ascoltare musica al parlare con amici, ad aggiornare il proprio status su facebook o i propri tweet, rappresentano un ben maggiore flusso di informazioni e richiedono impegno. Dato decisamente preoccupante se confrontato con le 6 ore e 21 minuti di navigazione in media di ogni ragazzo risalente a 5 anni fa.

“La società somiglia sempre più ad una chat”, ha spiegato Aboujaoude e la tecnologia sta divenendo la moderna droga legalizzata, ma a tutti indispensabile. Sono troppi ormai gli aspetti della nostra società che dipendono dalla tecnologia e sarebbe impensabile un ‘proibizionismo’ tecnologico, anche se in stati americani come la California si definiscono leggi che puniscono chi invia un sms alla guida, mentre un senatore di new York ha proposto il divieto dell’uso di cellulari e lettori musicali per i pedoni sul suolo pubblico, perché motivo di distrazione.

Attuare un proibizionismo tecnologico potrebbe (forse) portare dei benefici alla sicurezza pubblica, ma più difficile appare il compito di chi deve garantire la salute degli utenti, specialmente di coloro che per esigenze lavorative o di studio della tecnologia decisamente non possono fare a meno. In assenza di un rimedio per il male ‘hi-tech’ che negli ultimi anni interessa la società, e in assenza di dettagliati studi sugli effetti della tecnologia sulla salute, l’unica forma di ‘prevenzione’ è la moderazione: come per gli eccessi nel cibo o nell’alcool,  gli eccessi in rete andrebbero curati con una corretta ‘dieta’.