#Socialcomintour: a Firenze forte interesse per il dibattito su social e fake news

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 gennaio 2018 10:57 | Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2018 10:57
Firenze – Tanti gli argomenti trattati, gli spunti offerti dalle riflessioni dei relatori e ampia la partecipazione dei fiorentini alla prima tappa del tour che quest’anno SocialCom porterà nelle principali città italiane: Napoli, Bologna e Milano, dopo Firenze.

Come riporta il sito degli organizzatori dell’evento:

Ad aprire il convegno, che come di consueto puntava a innestare un costruttivo dibattito sull’evoluzione della comunicazione social, Luca Ferlaino di SocialCom, Domenico Petrolo di Fondazione EYU e, per il partner fiorentino dell’evento, Novamente Italia, Alberto Giannetti.

Ad alternarsi poi sul palco dello Spazio Alfieri i diversi ospiti guidati dalla moderatrice dell’evento, Valentina Buti.

Federico Giannassi, assessore del Comune di Firenze, inaugura il primo panel puntando i riflettori sul fenomeno fake news e auspicando un bilanciamento necessario: “Bisogna preservare la libertà del dibattito ma anche combattere la calunnia”.

Ma guai a giudicare il mezzo come causa del problema, “La disinformazione esiste dai tempi della Bibbia” afferma Francesco Nicodemo, editor della fondazione Ottimisti e Razionali, “il tema è rendere i cittadini consapevoli degli strumenti che utilizzano. Chiediamo alla Rai di creare un programma ad hoc per gli adulti che insegni l’utilizzo corretto della Rete” e propone un nuovo Alberto Manzi: Gianni Morandi.

Un’educazione degli utenti che secondo Andrea Prandi, presidente di SmartItaly, è già in atto e proprio per questo: “Molti blog stanno subendo un processo di selezione che li ha portati alla chiusura. C’è bisogno di credibilità e anche i cittadini se ne rendono conto”.

Ma le fake news non sono un problema solo italiano ed è Daniele Cinà, blogger e influencer della rete, a sottolinearlo: “Uno studio ha dimostrato che l’80% delle volte Donald Trump, durante la sua campagna elettorale, ha detto notizie false. Questo non ha influito negativamente su di lui, anzi. I populisti hanno successo perché il loro racconto fa leva sulla paura e genera un’emozione virale”.  Dello Stesso parere anche Claudio Giua, Digital Strategy Advisor Gruppo Editoriale GEDI: “Negli USA il sito di fake news gestito da Steve Bannon (pro Trump) è stato più influente di tutte le storiche testate giornalistiche americane messe insieme”, ma c’è anche un’altra faccia della medaglia, “L’esplosione delle fake news ha avuto un effetto positivo: nell’ultimo anno gli abbonamenti online alle principali testate USA sono molto aumentati. Il pubblico si è reso conto che bisogna pagare per la qualità”.

Il tema fake news e campagna elettorale viene invece evidenziato da Jacopo Iacoboni, La Stampa: “Nel mondo delle fake news ci sono sia business che propaganda politica. E nella politica contemporanea c’è molto web marketing” e mostra preoccupazione per l’ingerenza di altri Stati e organizzazioni “che sono intervenuti creando fake news per interessi politici. Un esempio è la Russia che è attiva anche in Italia”.

Si cambia argomento con Mario Tenerani, giornalista sportivo: “Mi occupo di calcio quindi quando sento parlare di fake news sorrido. Tra calciomercato-virtuale e complotti nel mondo del calcio ci siamo abituati. Ma se io scrivo che arriva un giocatore e non è vero non rischio molto come non rischiano i miei lettori”.

Ma sono solo le fake news il problema? Non è d’accordo il giornalista Marcello Mancini che lancia un interessante spunto di riflessione: “E’ più dannosa la fake news che gira sui social o la promessa di un politico in campagna elettorale (quando già sa che non potrà mai mantenerla)?”.

Si parla, invece, di evoluzione del ruolo del giornalista con Benedetto Ferrara, La Repubblica: “Una volta un giornalista non avrebbe mai osato farsi un selfie con un personaggio dopo un’intervista, oggi è una vanità accettata e quasi normale. La situazione attuale costringerà il giornalismo a migliorare, a ritrovare la propria professionalità”. Argomento trattato anche dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, Carlo Bartoli: “Il giornalismo in ambito digitale è fatto anche di cose scritte bene. L’immediatezza non ci può costringere a dire ogni cosa senza verificare, anche in Radio esiste l’immediatezza”.

Si torna alla politica con Giacomo Parenti, DG del Comune di Firenze: “Fare la guerra alle fake news è inutile. Bisogna invece diffondere le notizie vere e riportare le discussioni in ambienti reali, far uscire i cittadini dalla Rete per incontrarli sul campo”.

A chiudere questa prima tappa di #SocialComInTour è Massimo Morisi, Professore dell’Università di Firenze: “Sono arrivato alla conclusione che in Rete non ci può essere un vero dibattito. C’è solo il tifo. Anche la Ricerca Scientifica è diventata territorio di partigianeria. Questo è molto grave. Non ci si fida nemmeno più della scienza”.