Il dolce imbroglio delle taglie. La 42? Sarebbe una 46

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 10 Aprile 2012 - 11:28 OLTRE 6 MESI FA

Le tabelle dell'Economist (dalla 44 alla 52 italiane, e la misura in pollici: un pollice corrisponde a 2,54 cm)

ROMA – Uno degli imbrogli più dolci: quello di avere la S, o 38, anche se poi la bilancia e lo specchio raccontano un’altra storia. Inganno favorito dalle aziende compiancenti. Perché una donna sarà più propensa a comprare un vestito che le fa credere di essere più magra.

Come ha dimostrato l’Economist, con tanto di tabelle,  negli ultimi quarant’anni le taglie hanno mantenuto il nome ma cambiato i centimetri: quella che era una britannica 14 (cioè una 48 italiana) con gli anni ha preso dieci centimetri sui fianchi, 8 in vita. Stesso discorso per tutte le altre taglie.

Non si tratta di un dettaglio da poco. L’Economist la chiama “inflazione delle taglie”: una dilatazione dei centimetri non rispecchiata dal numeretto che misura quasi la nostra bellezza.

Gli stilisti difendono questo modo di fare. Nell’era dei disturbi alimentari potrebbe quasi essere un’opera d’amore per le donne: dare loro quella gratificazione che manca nella vita di tutti i giorni.

Poco importa che non sia veritiero. Esse est percipi, diceva il saggio Berkeley, essere è essere percepiti. Se il numero 40 sul cartellino ci fa stare meglio, perché convertirlo  in un 44?