Nelle stanze dei teenagers? Il web sorpassa la tv

Pubblicato il 29 Novembre 2010 19:39 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2010 21:32

Adolescenti travolti dalla rete, connessi oltre 3 ore al giorno a Internet che per la prima volta sorpassa la tv nelle preferenze dei teenagers. E nelle tasche l’inseparabile cellulare con il quale si espongono ad alcuni rischi. Un ragazzo su tre lascia infatti il proprio numero ad uno sconosciuto. Il rapporto 2010 della Società italiana di pediatria sugli adolescenti, per il quale sono stati intervistati 1.300 studenti fra i 12 e i 14 anni, racconta di una generazione che ha trasformato la tecnologia in una vera e propria protesi della propria esistenza.

Dilaga poi la dieta fai da te, sperimentata dal 35% degli adolescenti, percentuale che arriva al 43% fra le ragazze. Si riduce infine la fiducia verso tutte le figure istituzionali (insegnanti, forze dell’ordine, medici, magistrati, preti, politici). Per il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Ugazio si tratta di un superamento ambiguo, quello della rete sulla televisione. “Di per sé è un fatto positivo perché Internet è una straordinaria finestra sul mondo. Ma tutto dipende da come si usa. Se il web viene usato prevalentemente per chattare, per sostituire ai rapporti reali una comunicazione virtuale, se aumentano sul web i comportamenti potenzialmente a rischio, allora sorge qualche dubbio su questo sorpasso. Che inevitabilmente chiama in causa la famiglia”.

Il risultato positivo di di una riduzione del fumo e dell’alcol, per Ugazio, è il “segno probabilmente che le campagne di comunicazione stanno funzionando. Tuttavia la ricerca mostra anche che si sta riducendo la coscienza del rischio di alcuni comportamenti (vedi paragrafo successivo) e ciò richiama ancora una volta l’attenzione sulla necessità di un ruolo più forte della famiglia e della scuola. Il superamento del modello patriarcale autoritario, senza un modello alternativo, mostra i suoi limiti. Troppo spesso, in nome del relativismo etico, si affidano ai figli decisioni che non vogliono e non possono prendere”.