Se il telefonino fa la spia: in Usa dati su gusti e consumi passati ad aziende interessate

Pubblicato il 21 Dicembre 2010 19:39 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2010 19:39

Dimmi che applicazione scarichi e ti dirò chi sei. L’ultima frontiera della pubblicità passa soprattutto attraverso i telefonini  per arrivare, in modo scientifico, ad offrirci il prodotto “giusto” nel momento “giusto”.

Funziona in modo semplice: chiunque possieda uno smarthpone scarica abitualmente delle applicazioni. Ce ne sono delle più disparate, dal meteo alla musica, dalle news ai videogiochi. Applicazioni innocue ma che, al momento dell’installazione, chiedono all’utente di permettere il consenso al trattamento dei dati.

Capita, però, e capita sempre più speso che questi dati finiscano a terzi, dove terzi significa aziende che hanno tutto l’interesse a venderci prodotti cui siamo potenzialmente interessati. In Italia, questa pratica (legale) di pubblicità è ancora in fase embrionale. Aziende tra le più importanti, come Trenitalia, Pagine Gialle, Alitalia, infatti, non passano nessuna informazione a terzi.

Completamente diversa la situazione, secondo quanto rivelato da un’inchiesta del “Wall Street Journal” negli Stati Uniti. Là, il trasferimento a terzi dei dati è prassi sempre più comune. Succede così che se scarichiamo un’innocua applicazione sul meteo, tutte le aziende legate a chi produce il software sapranno dove abitiamo. E potranno “cordialmente” invitarci a consumare presso il punto vendita più vicino.

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Il mercato del sesso non è immune. Anzi. Grindr, un social network per gay, è in grado di individuare persone disposte a incontrarsi e conoscersi nelle vicinanze. E puntualmente invia a terze parti informazioni su età, sesso, posizione geografica. Ma non è un caso isolato. Grazie alla localizzazione, infatti, le aziende possono sapere dove lavoriamo, dove mangiamo abitualmente, da che ora a che ora siamo in un certo luogo. E, incrociando i dati, si arriva anche a determinare dati più privati, dall’orientamento politico ai gusti sessuali.

Difese esistono, ma non sono “comode”. Per esempio si può disabilitare il sistema di geolocalizzazione del telefono.L’utente, però, sarà obbligato a riattivarlo ogni volta che si vuole utilizzare un servizio di mappe o certe funzioni dei social network. Altra difesa sta nel gettare lo smartphone nella pattumiera. Meno radicale, e forse più percorribile, è l’idea di leggere bene i contratti delle applicazioni e, quando possibile, non autorizzare la diffusione dei dati a terze parti.