Un critico “boccia” Santa Cecilia. Condannato a pagare 3 milioni di euro

Pubblicato il 8 Aprile 2010 13:13 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2010 13:13

“Grave insulto al prestigio dell’Accademia di Santa Cecilia”. E’ questa la motivazione con la quale i giudici di Roma hanno condannato un noto critico musicale, Alfredo Gasponi, per aver riportato sul quotidiano Il Messaggero del 9 marzo del 1996 le parole del direttore d’orchestra tedesco Wolfgang Sawallisch, secondo il quale l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, durante le prove, non si era dimostrata all’altezza della sua tradizione.

In prima pagina l’articolo di Gasponi veniva richiamato in evidenza sotto il titolo “A Santa Cecilia non sanno suonare”. Proprio quest’ultimo è stato reputato dai giudici altamente lesivo dell’immagine e del decoro degli 80 professori dell’orchestra, che verranno tutti risarciti.

Un record. Il record del risarcimento danni a cui quest’oggi l’Associazione Stampa Romana dedicherà un happening molto atteso andrà dunque al critico, condannato a pagare 3 milioni di euro in solido con il quotidiano romano sul quale è apparso il suo articolo: al quotidiano toccherà sborsare 2 milioni e mezzo di euro, e a Gasponi da solo quasi 500mila.

L’articolo “incriminato”. Nell’intervista al Messaggero il noto maestro della Filarmonica di Berlino (già direttore della Vienna Symphony, della Philadelphia Orchestra e di altre famosissime orchestre) rimarcava la presenza di troppi orchestrali “aggiunti”, ovvero di quei giovani musicisti provenienti dal Conservatorio che l’Accademia di Santa Cecilia giunti a integrazione dei musicisti “stabili” per poter raggiungere il numero necessario di orchestrali.

Alla domanda dell’intervistatore del Messaggero (“ci sono problemi?”) Sawallisch rispondeva così: “Io spero che durante i prossimi concorsi per i posti fissi in orchestra si possano trovare nuovi elementi veramente all’altezza”. Più avanti il maestro aggiungeva: “Guardando al futuro io credo che sia meglio lanciare un grido d’allarme e cercare di scoprire le cause di questa situazione. Amo molto quest’orchestra e per il suo bene penso sia giusto dire la verità”. A commento di queste frasi, poi, la frase “incriminata” inserita da Gasponi: “Quelle del maestro sono parole su cui bisogna riflettere”.

E’ stato allora che hanno depositato un atto di citazione contro il Messaggero, l’ex direttore Giulio Anselmi e il critico Gasponi per “l’umiliazione e il discredito” a seguito del “deplorevole costume giornalistico di stampare titoli sensazionali e scandalistici” nel più assoluto disprezzo verso la gloriosa istituzione musicale, stigmatizzando anche “l’incredibile titolo” in prima pagina.

La smentita. Immediato anche il comunicato diffuso dal presidente-sovrintendente di Santa Cecilia, nel quale Sawallisch smentiva di aver mai detto che l’Orchestra di Santa Cecilia “non sapeva suonare”. Tesi a sua volta smentita dal critico, a suo dire in possesso di una lettera autografa del maestro nella quale Sawallisch confermava che l’articolo era stato redatto correttamente e ribadiva: Gasponi “non ha travisato le mie parole e il mio pensiero e ha scritto la verità”.

Tre milioni di euro e sonora “bastonata”. Una stroncatura in tutti i sensi, stavolta anche per il critico.