Usa. Gli americani bianchi saranno una minoranza nel giro di 30 anni

Pubblicato il 18 Maggio 2012 11:06 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2012 16:38

WASHINGTON, STATI UNITI – Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, i neonati bianchi sono in minoranza: nei 12 mesi precedenti al luglio scorso, c’e’ stata un’accelerazione delle nascite tra latini, neri e asiatici, mentre i bianchi non ispanici hanno segnato il passo. E la stampa non esita a parlare di ”sorpasso storico”, di ”pietra miliare”, di ”alba di una nuova era”.

Gli ultimi dati dell’Ufficio Censimento federale parlano chiaro: 49,6 per cento dei nuovi nati sono bianchi, contro il 50,4 per cento di tutti gli altri, ovvero circa 2,02 milioni di bimbi. Nel 1990, erano ancora al 37 per cento. Si tratta quindi di un sorpasso, scrive il New York Times, che era atteso da tempo, frutto di una evoluzione che, se proseguira’ in questi termini, prevede l’Ufficio Censimento, portera’ i bianchi non latini ad essere nel 2042 una minoranza.

Oggi sono il 63,4 per cento della popolazione totale, ma sono gia’ in minoranza nel District of Columbia e in quattro stati: California, Hawaii, Nuovo Messico e Texas, nonche’ in ben 348 contee. Si tratta di dati che gli esperti motivano con vari aspetti, tra cui l’invecchiamento della popolazione bianca, la cui eta’ media e’ di 42 anni. Tra gli ispanici, che fanno registrare il piu’ alto numero di nascite, e’ invece di 28 anni, mentre e’ sui 30 tra gli asiatici e i neri.

”Ci troviamo in un momento di spartiacque che mostra quanto stiamo diventando multiculturali”, ha commentato un sociologo della Johns Hopkins University, Andrew Cherlin, secondo cui ”la popolazione sta letteralmente cambiando davanti a noi, con i piu’ giovani che prendono il posto dei piu’ anziani: i bambini sono l’avanguardia del cambiamento in arrivo”.

Un cambiamento che porta notevoli implicazioni di carattere economico e politico, basti pensare che ogni mese 50 mila latini compiono 18 anni e diventano cosi’ elettori a tutti gli effetti. Ma oltre all’eta’, il fenomeno, sottolineano gli esperti, e’ anche il frutto di un’ondata di immigrazione iniziata oltre trent’anni fa; che William Frey, un demografo del Bookings Institution, considera come un fenomeno provvidenziale.

”Abbiamo gia’ visto in alcune ampie zone del Paese un declino della popolazione piu’ giovane”,dice. ”Senza immigrazione saremmo un Paese senza gioventu’. Abbiamo avuto una tempesta perfetta, abbiamo avuto giovani immigrati in arrivo e pronti a fare bambini nel momento in cui abbiamo bisogno di loro”.

Non tutti pero’ la vedono cosi’. Basti pensare che la Corte Suprema si trova a dover esaminare la contestata costituzionalita’ di una durissima legge sull’immigrazione adottata dell’Arizona, che potrebbe essere adottata anche da altri cinque Stati. Cherlin pero’ getta acqua sul fuoco, sostenendo che con i nuovi arrivi ”il cambiamento nel nostro Paese potrebbe non essere cosi’ ampio come alcuni credono”, perche’ ”gli immigrati cambieranno la nostra societa’, ma la nostra societa’ cambiera’ gli immigrati”.