Francia. Magnate algerino pagherà le multe fatte alle donne che portano il velo

Pubblicato il 15 luglio 2010 13:35 | Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2010 15:28

In Francia oltre duemila donne, su un totale di cinque milioni di musulmani, rischiano di incorrere in multe da 150 euro e nell’obbligo di frequentare corsi di educazione civica. Pene dure anche per quei padri, mariti e fratelli che le obbligheranno a rispettare inflessibilmente la legge Coranica: un anno di carcere e fino a 30 mila euro di multa, raddoppiata in caso di costrizione di minorenni.

A poche ore dall’approvazione alla Camera dei Deputati d’Oltralpe della legge di interdizione del burqa e del niqab da tutti i luoghi pubblici, è già bufera sulle possibili implicazioni sociali che potrebbe comportare la sua messa in atto.

Di qui, la singolare iniziativa del multimilionario di origine algerina, Rachid Nekkas, il quale ha annunciato di voler istituire un fondo di un milione di euro destinato a tutte le musulmane che non vorranno rinunciare alle tradizioni privandosi del velo. «Non avranno che da inviarci la multa e, visto che nessuna legge lo proibisce, riceveranno in cambio un assegno», ha spiegato il magnate al quotidiano Le Figaro. Nell’intervista ha ribadito la sua totale disapprovazione nei confronti di un provvedimento «incostituzionale» che avvia la Francia verso un’intolleranza pericolosa tale che potrebbe minare la stabilità sociale del Paese.

Personaggio istrionico e intraprendente, Nekkaz deve parte della sua celebrità alla candidatura, poi fallita, alle presidenziali del 2007, occasione in cui promise trecento euro a tutti gli elettori in caso di vittoria. Nei giorni scorsi non ha esitato a scagliarsi anche contro lo stesso presidente Sarkozy, definendosi «molto preoccupato dalla possibilità che le persone comincino a sfruttare il proprio ruolo istituzionale per “giocare” con la Costituzione». Per questo motivo ha già versato il suo contributo di 200 mila euro, somma a cui si sono aggiunti altri 36 mila euro di donazioni di privati in meno di 24 ore.

Osteggiata dai socialisti evocando il «rischio giuridico» di un bando totale, ma nonostante questo fortemente voluta dal partito di maggioranza Ump e dai centristi di Nouveau Centre, la legge – approvata con 355 sì e un no – attende ora il via libera del Senato. I mesi che separano dalla votazione di settembre saranno impiegati per risolvere tutti i problemi giuridici che gravano sul progetto, «in modo che la sua applicazione non possa essere contestata». Il rischio di esporsi troppo facilmente ad una condanna della Corte europea dei diritti umani è alta: nei giorni scorsi sono piovute critiche non solo dal consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), ma anche da Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie.

Dopo il Belgio, la Francia – che conta la prima comunità musulmana d’Europa – si appresta a diventare il secondo Paese del Vecchio continente a censurare il velo integrale nell’insieme del suo territorio. Al di la delle motivazioni di pubblica sicurezza avanzate dai promotori, secondo cui «le pratiche radicali che oltraggiano la dignità e l’eguaglianza tra persone (incluso la pratica del velo integrale) sono contrarie ai valori della Repubblica», il valore simbolico della decisione è ben più grande e supera il divieto già in vigore di indossare fazzoletti e simili nelle scuole e negli uffici pubblici.