Juventus-Roma 3-2. Tre rigori, tre espulsi. Man of the match: Gianluca Rocchi

di Emiliano Condò
Pubblicato il 5 ottobre 2014 20:40 | Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2014 8:27
Juventus-Roma 3-2. Tre rigori, due espulsi, un arbitro protagonista

Juventus-Roma 3-2. Tre rigori, due espulsi, un arbitro protagonista

TORINO – Agli archivi va un risultato, Juventus-Roma 3-2, che lancia i bianconeri da soli in testa alla classifica. Diciotto punti in sei partite, un filotto che parla da solo. Poi c’è tutto il resto, quello che è successo in una partita incredibile che doveva essere vetrina del meglio del nostro calcio e che, purtroppo, ha come protagonista assoluto l’arbitro, Gianluca Rocchi da Firenze.

C’è un’espressione abusata per parlare di arbitri, ma che rende l’idea: si dice che un arbitro, quando non ne azzecca una, non era in giornata. Ecco: Rocchi non era in giornata. Ed è un peccato perché in qualche modo il fischietto oscura tante e più belle cose. Innanzitutto che Roma e Juventus sono due grandi squadre, probabilmente molto più vicine nei valori assoluti di un anno fa. Rocchi, però, ha perso completamente il controllo della situazione nei primi minuti: c’è un sospetto (qualcosa di più) rigore su Marchisio che l’arbitro non fischia.

E’ l’inizio di una serie di decisioni disastrose. Perché Rocchi, lo mostra la moviola, ne infila in sequenza una dietro l’altra: fischia prima punizione e poi rigore per la Juve per un fallo di Maicon che fallo non è. Lo si capirà dopo, a partita finita. Per tanti minuti tutti si chiedono se Maicon tocchi la palla con la mano dentro o fuori area. Non solo è fuori. E’ non rigore due volte. Perché Maicon si copre il viso, quindi, non fa fallo.

Rocchi forse se ne rende conto. E così sbaglia ancora. Sbaglia ad ammonire Chiellini su un fallo invisibile da cui nasce il rigore  (che c’è ma è frutto di una catena di errori) dell’1-1 della Roma. Garcia, che a questo punto ha già capito l’antifona, non vede dalla panchina: espulso per una irriguardosa “sviolinata” a Rocchi. La Roma, poi, passa in vantaggio. E così sembra destinato a finire il primo tempo. Sembra: perché Rocchi ne combina un’altra. Fischia un rigore a recupero scaduto per un fallo fuori area. Cambiano gli interpreti: Keita a fare il fallo, che è netto, ma è fuori area. Non la decisione e la sostanza: rigore per la Juve. Questione di centimetri, come il primo. Ma quando valgono due rigori i centimetri contano. Il risultato di tutto questo è che si va al riposo sul 2-2 con la tensione altissima. La gara, in qualche modo, è già rovinata.

Nel secondo tempo si gioca meno e forse la tensione sembra scendere per questo. Nessuna delle due squadre tira fuori il meglio. Difficile, quasi impossibile non pensare che quanto successo prima non c’entri. A cinque dalla fine Bonucci fa la cosa più bella della partita: un gran tiro da fuori che vale il primato. Anche qui, a dirla tutta, sul tiro la moviola mostra qualcosa che non torna: tre giocatori della Juve in offside, uno probabilmente nel cono visivo di Skorupski. Di tutti è l’episodio che fa discutere meno.

Prima della fine c’è tempo solo per un’entrata tanto gratuita quanto cattiva di Morata su Manolas. Il greco reagisce. Rosso a tutti e due. La notizia è che Rocchi azzecca una decisione. La sfida più importante del campionato meritava un direttore d’orchestra migliore.