Alessandro Moggi, il Corriere: “Il figlio e la maledizione di Luciano”

di Gianluca Pace
Pubblicato il 26 Giugno 2013 11:29 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2013 11:30

small_110302-102414_reu_551293ROMA – “Il figlio e la maledizione di Luciano.” Così il Corriere della Sera apre uno squarcio sull’inchiesta della Guardia di Finanza, inchiesta che ieri ha portato la finanza nelle sedi di oltre 40 club (di A e B) per indagare sui contratti tra calciatori, procuratori e club. Nel mirino anche Alessandro Moggi, figlio di ‘Lucky’ Luciano, ex dirigente della Juventus radiato e ‘spazzato via dal calcio’ dopo Calciopoli. Spazzato via come la Gea World, spa che gestiva numerose procure di calciatori e presieduta proprio da Alessandro (Wikipedia).

“Non è una inchiesta solo su mio figlio” tuona Luciano Moggi: “Ci sono almeno altri 12 o 13 nomi, non solo il suo. Non cercate sempre di personalizzare, non scherzate con le persone.”

Chi è Alessandro Moggi?

Moggi figlio è nato a Civitavecchia, ultima tappa di Luciano ferroviere. Ha studiato, laureandosi in giurisprudenza con un paio di master in management sportivo. Ha persino imparato le buone maniere, non dal padre. «Una storia nuova e diversa» dicono di lui molti procuratori e dirigenti. Di sicuro è stato capace di ripartire. La posizione di monopolio della Gea divenne oggetto di un’inchiesta sul doping amministrativo. La società venne liquidata in piena Calciopoli. Le intercettazioni fecero emergere il suo tentativo maldestro di conquistare Ilaria D’Amico, con dolorose conseguenze familiari. La giustizia sportiva condannò Alessandro a quattro anni senza il patentino da agente. Quella penale a 5 mesi per violenza privata, in compagnia del padre. L’accusa più grave, associazione a delinquere, non resse al primo grado di giudizio.
Nella primavera del 2012 se ne ebbe nuovamente notizia. A Dubai era nata la Gea World Middle East, in società lui e Riccardo Calleri, altro figlio d’arte. Perché ancora quel nome? Non per sfida ma per affetto, fu la risposta. Nell’aprile di quest’anno è stata inaugurata la costola italiana.

Oggi Alessandro Moggi deve tornare a difendersi: “Sono uscito da un abisso di sofferenza, chiedo solo di essere valutato come tutti gli altri.” Sono abbastanza conosciuto – continua Alessandro –  è naturale che il mio lavoro venga sottoposto a verifiche. Non credo ci sia una attenzione particolare. È giusto che il calcio venga sottoposto a controlli periodici. È successo, succederà ancora.”

Ma cosa è successo? Ecco la ricostruzione del Corriere della Sera:

Alessandro Moggi è certamente il più famoso, forse anche il più bravo a mettere in pratica le tecniche di elusione, almeno a leggere le carte processuali che svelano il meccanismo utilizzato. L’accusa dice che a pianificare le mosse sono lo stesso Moggi, Alejandro Ives Mazzoni e Leonard Adrian Rodriguez, vale a dire i procuratori cui fanno capo, direttamente o indirettamente, tutti i giocatori dei quali sono stati acquisiti i contratti. A beneficiare economicamente del sistema messo in piedi sono invece le società. Perché, come viene specificato nell’ordine di esibizione della documentazione relativa ai contratti stipulati negli ultimi anni, «le articolate attività investigative hanno evidenziato la sussistenza di indizi di reato a carico degli indagati in ordine a reiterate condotte finalizzate all’evasione dell’imposta sui redditi e, più in generale condotte elusive delle regole di imposizione tributaria, in relazione all’attività professionale da loro curata in favore dei tesserati per le società che partecipano alle competizioni sportive organizzate dalla Figc», vale a dire i campionati di calcio e le amichevoli.