Allenatore Esordienti dice terrone all’arbitro, Daspo di un anno. Ma lui smentisce

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Novembre 2019 20:30 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2019 20:30
Allenatore dice terrone arbitro daspo un anno ma lui smentisce

L’allenatore avrebbe detto terrone all’arbitro (foto archivio Ansa)

ROMA – Per il Questore, Marco Odorisio l’episodio è gravissimo: merita un anno di Daspo. Per l’interessato e la società di calcio del Fontanafredda è un equivoco e il ricorso dimostrerà che l’accusa di aver dato del terrone a un arbitro è infondata. La vicenda risale al 9 novembre: si affrontano due squadre di undicenni e la partita – derby tra comuni confinanti e dal florido settore giovanile – finisce in parità.

C’è il “terzo tempo”, si mangiano assieme le torte fatte dalle mamme. Nessuna bagarre fino a quando, due giorni dopo, un giornale locale pubblica l’accusa del genitore di un bimbo della squadra di casa. “Il mister degli ospiti ha dato in escandescenza,ha dato del terrone al dirigente-arbitro”. Immediata la replica, sempre a mezzo stampa: “Episodi ingigantiti”. Il Questore vuole vederci chiaro e manda la Digos, infine, firma il Daspo per un anno per l’allenatore.

“Il provvedimento – si legge in una nota della Polizia – si è reso necessario dopo aver appreso come nel corso di una partita del campionato Esordienti si fossero verificati gravi episodi, che avevano fatto indignare e sdegnare gli stessi genitori dei giovanissimi atleti. Durante la partita il mister della squadra ospite ha reiterato numerose condotte verbalmente e materialmente violente, indirizzate sia verso i giovanissimi calciatori in campo, sia a quelli in panchina”.

Quindi, nel culmine di un’azione di gioco, rivolgendosi ai propri calciatori in panchina, esternava una frase di discrimine territoriale nei confronti dell’arbitro: “Arbitro, sei un terrone”. “Le condotte accertate, oltre a essere verbalmente e materialmente violente e caratterizzate da una consapevole impronta di “discriminazione territoriale” – dice il Questore – assumono ancora più rilievo negativo, soprattutto considerando il fatto che sono state” pronunciate e rivolte a bambini. Per l’allenatore il provvedimento è un fulmine a ciel sereno: “Nessuno mi ha nemmeno sentito, né è stato chiesto nulla alle due società o alla Federazione”.

La Figc Fvg conferma: “La giustizia sportiva non è stata attivata perché il dirigente- arbitro non ha fatto alcuna menzione nel referto e le società non ci hanno riferito alcunché. Del provvedimento apprendiamo dai media”, sostiene, seccato, il presidente Ermes Canciani.

“Tuteleremo la nostra reputazione e quella del tesserato – assicura il presidente del Fontanafredda, società che gravita della Milan Academy – non ci sono conferme. Prima che all’allenatore, dobbiamo pensare al papà che non potrà nemmeno accompagnare all’allenamento il figlio adolescente per 12 mesi, oltre a non poter varcare la soglia del nostro stadio”.

La Sacilese – l’altra società coinvolta – fa un gesto di fair-play, senza commentare l’episodio, che non ha denunciato: “Siamo a disposizione per cercare assieme una soluzione”, garantisce il presidente Ivano Driussi. Il mister accusato non si dà per vinto: “I bimbi mi telefonano in lacrime perché vogliono che torni ad allenarli. Sono sicuro che la verità trionferà”.

Un altro episodio, questa volta difficilmente contestabile, è accaduto a Siracusa, dove un coro di “buh” è stato lanciato durante una partita del torneo esordienti contro un ragazzino di 11 anni originario del Congo, da tempo residente in Italia, preso di mira dai familiari dei giocatori avversari (fonte Ansa).