Amir Gassama, il giovane calciatore del Gragnano picchiato. L’allenatore: “Agguato razzista”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 novembre 2018 14:34 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2018 14:34
Amir Gassama, il giovane calciatore del Gragnano picchiato. L'allenatore: "Agguato razzista"

Amir Gassama, il giovane calciatore del Gragnano picchiato. L’allenatore: “Agguato razzista”

NAPOLI – Amir Gassama, giovane calciatore del Gragnano originario della Guinea, è stato accerchiato e picchiato dopo l’allenamento. 

“Non so perché lo hanno fatto – spiega l’attaccante 19enne al Messaggero – ricordo di aver avuto la forza di chiamare babbo e di chiedergli aiuto. Poi sono riuscito a liberarmi e sono scappato. Volevo solo tornare a casa”.

“Non ho avuto paura – racconta – Anzi sì, un pochino in realtà ne ho avuta. Lo so che a Napoli non sono tutti così. Ma non capisco perché mi è successo tutto questo”.

A denunciare l’aggressione è stato l’allenatore del Gragnano: “Amir è stato aggredito e picchiato nei pressi di piazza Carlo III da un gruppo di ragazzi razzisti – ha pubblicamente denunciato mister Campana sulla propria pagina social – solo perché è di pelle nera. Non esiste ragazzo più buono di lui. Luridi porci, renderete conto a Dio. A noi non toglierete mai il sorriso. Ringrazio Gaetano Di Liddo ed i suoi amici per essere subito intervenuti. Sono nauseato da questo mondo”.

“Sono uscito di casa come una furia quando mi ha telefonato per chiedermi aiuto – racconta l’allenatore – Perché gli hanno fatto del male? Perché tutto questo odio? Amir è una persona buona. Un’aggressione dettata da odio razzista, ecco di cosa si è trattato. Bisogna chiamare le cose col proprio nome. Non è stata una rapina, non volevano portagli via nulla. Volevano solo colpirlo per la sua pelle nera. Temevo di non fare in tempo ad arrivare per impedire che continuassero a fargli del male, quindi ho chiamato mister Gaetano Di Liddo, che di sicuro poteva raggiungere piazza Carlo II prima di me. Quando sono arrivato e non ho trovato il mio ragazzo mi sono sentito perso. Per fortuna nel frattempo lui era riuscito a liberarsi ed a tornare a casa”.

“Gli ho detto – conclude l’allenatore – che quando arriverà in Serie A dovrà dedicare il suo primo gol proprio ai delinquenti che hanno fatto vivere a lui ed a noi una serata di terrore”.