Antonio Conte, ritorno surreale a casa Juve: Digos, minacce di morte…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2015 17:24 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 17:24
Antonio Conte, ritorno surreale a casa Juve: Digos, minacce di morte...

Antonio Conte, ritorno surreale a casa Juve: Digos, minacce di morte…

TORINO – A Torino ha preso in mano una squadra, la Juventus, che dopo le macerie di Calciopoli non riusciva a rialzarsi. E a Torino ha trasformato quella squadra senza personalità in una macchina da titoli: tre scudetti consecutivi. Ora che Antonio Conte a Torino ci torna, neppure da avversario ma da allenatore della Nazionale, si deve scomodare persino la Digos. Le “operazioni speciali” di cui si deve occupare la polizia nello specifico stanno nel monitorare siti internet e social network. Tutto perché qualcuno ha ritenuto di non avere niente di meglio da fare che minacciare di morte l’ex allenatore della Juventus.

Per Conte, al di là dell’irriducibile demenza di chi minaccia, il ritorno a Torino è comunque spigoloso. L’ultima polemica è quella relativa al caso di Claudio Marchisio. Il giocatore si è infortunato (da solo e in quel momento non si stava neppure allenando) prima della partita con la Bulgaria. Una pessima gestione di tutto quello che è successo dopo ha fatto il resto: una diagnosi sballata, parole velenose da parte della Juventus basate anche su quella diagnosi. E risposte a mezza bocca del diretto interessato che è stato chiamato in causa dalla Juve proprio per i suoi metodi di allenamento, quelli che alla Juventus di questi ultimi anni hanno permesso di vincere più di un titolo.

In tutto questo Conte torna a Torino. Troverà tifosi che lo applaudiranno (in 600 lo hanno già fatto davanti all’albergo) e troverà anche chi lo fischierà. Troverà uno stadio in cui sono stati coperti i simboli dei due scudetti di Calciopoli. I tifosi non gradiranno ma soprattutto con questa Federazione, quella che con Carlo Tavecchio è assolutamente schierata con Conte, non si poteva fare altrimenti.

Quello di Conte, insomma, è un ritorno a casa surreale: gelo della Juventus, Digos, minacce di morte e qualche applauso. Il calcio non conosce memoria.