Antonio Galardo, sedici anni al Crotone: la sua storia da record

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Aprile 2014 19:29 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2014 19:30
Antonio Galardo, sedici anni al Crotone: la sua storia da record (LaPresse)

Antonio Galardo, sedici anni al Crotone: la sua storia da record (LaPresse)

CROTONE – Questa è la storia di Antonio Galardo, il Francesco Totti di Crotone, che veste da 16 anni la stessa maglia. Ne parla La Stampa in un articolo a firma di Filippo Massara. Riportiamolo di seguito.

“Ci ha messo vent’anni di fatica, ora ha l’occasione della vita. «E’ inutile girarci attorno, stiamo lottando per qualcosa di grande«. Che di nome fa Serie A, anche se Antonio Galardo non la vuole proprio nominare. Sarà scaramanzia, esperienza, abitudine a lottare per altri traguardi. Il centrocampista è il capitano della squadra che porta i colori della sua città, Crotone. Gioca meno delle stagioni passate, ma il gruppo viene prima di tutto. «Stiamo facendo bene – dice il calciatore -. Io cerco solo di farmi trovare pronto: qui ci aiutiamo tutti, è la prima regola».

A Crotone funziona così. C’è una banda di giovani speranze pronte al grande salto: si chiamano Gomis, Cataldi, Diop, Bernardeschi. E poi ci sono i «saggi»: Galardo, Concetti e De Giorgio su tutti. «Facciamo da chioccia. Quando se ne vanno, i ragazzi non dimenticano questo spirito. Dobbiamo fare sentire la nostra fiducia: mai esaltarsi se le cose vanno bene, vietato abbattersi se i risultati non arrivano». Quando molti compagni imparavano a palleggiare nei pulcini, lui macinava chilometri in Eccellenza: Cariatese e Rossanese, in provincia di Cosenza.

«Non le scorderò mai, la mia carriera è partita da là». Dodici anni fa il passaggio al Crotone, dove Galardo aveva già giocato tra il ’95 e il ’98. Nel 2008 Francesco Moriero gli chiese di indossare la fascia da capitano. «Non era giusto darla a me – si schermisce -, spettava a Galeoto». Pure lui Francesco, detto Ciccio: era il più anziano e trascinò il Crotone alla storica promozione in B. La generazione è cambiata, Galardo è rimasto. A settembre compirà 38 anni. «Fino a quel momento ne avrò 37, ci tengo – scherza -. Nel calcio, a questa età anche i mesi fanno la differenza». Il resto sono motivazioni. A Crotone non mancano.«Qui c’è tutto per lavorare bene. Anche quando siamo retrocessi, i tifosi non hanno contestato. E’ una piazza ideale per i giovani. C’è poco divertimento? Può essere, ma se vuoi fare il professionista devi rinunciare a qualcosa ovunque vai».

A inizio stagione rimbombava la parola salvezza, come sempre da queste parti. «L’abbiamo raggiunta alla grande. In B vuol dire tanto centrare quell’obiettivo con largo anticipo: hai un pensiero in meno e te la puoi giocare fino alla fine. Palermo a parte, tutti combattono per qualcosa».

La città spinge la squadra, che per molti allenatori gioca il miglior calcio del campionato. Il 4-3-3 di Massimo Drago – crotonese anche lui – è velocità, freschezza, pressing. Non il massimo per un ultratrentenne. «Oggi il calcio è così – racconta il capitano -. Il mio riferimento è Antonio Conte: dice sempre che gli attaccanti devono essere i primi difensori. Se non corri, tutta la squadra va in difficoltà. Drago sta facendo un grande lavoro e anche la presidenza è molto legata a noi». Galardo ha ancora un anno di contratto.

«Finché resta un divertimento, io continuerò a giocare. Quando sentirò di non farcela più, alzerò la mano e mi tirerò da parte. Questo mondo non lo voglio abbandonare nemmeno dopo il ritiro». Ci sarà tempo per farlo. Intanto bisogna pensare all’Avellino, che sfiderà il Crotone sabato alle 15 nell’infuocato Partenio. «E’ la prima di sette partite in cui c’è in ballo tutto”.