Leonardo Pettinari: “Morosini? Potevo finire così. Sono un miracolato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2013 13:18 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 13:18
Leonardo Pettinari: "Morosini? Potevo finire così. Sono un miracolato"

Leonardo Pettinari: “Morosini? Potevo finire così. Sono un miracolato”

ROMA – Rivelazioni shock da parte del calciatore Leonardo Pettinari che ha lasciato il calcio tradito dal  cuore. 

“Quando mi hanno detto che non avrei più potuto giocare a calcio, sport per il quale ho un rapporto di assoluta devozione, mi sono sentito soffocare. Poi ho guardato negli occhi mia moglie Giusy, la mia famiglia, gli amici più cari, e mi sono sentito fortunato. Fortunato di avere ancora una bella vita e di avere in cielo qualcuno che ha deciso che io non dovessi fare la stessa fine di Morosini“.

Il calciatore si è confessato alla ‘Gazzetta dello Sport’.

“Grazie alle risonanze magnetiche a cui sono stato sottoposto nell’ultimo anno e mezzo è stata trovata una cicatrice, cioè tessuto adiposo, sul ventricolo sinistro, compatibile con una cardiomiopatia aritmogena.

E’ la patologia di cui soffriva pure Morosini, ma nel mio caso resta il dubbio, una diagnosi definitiva non c’è. Gli altri esami sono negativi, anche l’elettrocardiogramma e lo studio elettrofisiologico. Ho spedito le cartelle anche a Cleveland e in Francia, ma non c’è stato modo di ottenere l’ok per il ritorno in campo.

E non posso operarmi. Il primo campanello d’allarme l’avevo avuto nel giugno 2011, pochi giorni dopo la vittoria del campionato di B con l’Atalanta.

Mi sentivo strano, inspiegabilmente stanco. In ospedale mi hanno trovato le onde T negative, ma dopo una notte in osservazione la situazione si è normalizzata. Sono andato in ritiro e gli esami erano ok. Poi, a novembre, in allenamento, ho avuto un attacco di tachicardia di venti secondi.

E pochi mesi dopo – giocavo a Varese – tre in una settimana. Ero terrorizzato e grazie al dottor Giulio Clerici non sono stati sottovalutati i sintomi.

Il medico del club è stato fantastico, ha continuato ad aiutarmi anche quando sono andato via da Varese. Solo la risonanza magnetica ha evidenziato il problema e mi è stata sospesa l’idoneità.

Ho fatto ricorso, ma a gennaio 2013 è stato respinto. La risoluzione del contratto con l’Atalanta è stata l’atto conclusivo della mia carriera di calciatore”.