Baldini contro Beretta per Fiorentina-Roma: Coppa Italia al veleno

Pubblicato il 10 Gennaio 2013 10:08 | Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2013 10:09
Baldini contro Beretta per Fiorentina-Roma: Coppa Italia al veleno

Baldini contro Beretta per Fiorentina-Roma (LaPresse)

ROMA – ”Il rispetto delle regole e la loro corretta applicazione”. E’ quanto chiede la Roma alla Corte di Giustizia Federale, chiamata oggi a esprimere il proprio parere sull’inversione del campo decisa dalla Lega per la partita con la Fiorentina dei quarti di finale di Coppa Italia, in programma il 16 gennaio allo stadio Franchi.

La Roma, che teme una dichiarazione d’incompetenza da parte dell’organo di giustizia sportiva, ha provato a giocare d’anticipo affidando al direttore generale Franco Baldini il punto di vista di Trigoria:

”Abbiamo preferito rivolgerci alla Corte di Giustizia Federale, alla quale chiediamo di esprimersi sulla corretta interpretazione del regolamento, altrimenti resterebbe il problema di non potersi rivolgere a nessuno in casi come questo, lasciando alla Lega un arbitrio difficilmente accettabile in generale, qualora si compiano errori di applicazione dei regolamenti”.

Per la Roma, insomma, sarebbe un errore da parte della Corte lasciare ogni decisione in mano alla Lega. Anche perchè il caso in questione è stato creato proprio in via Rosellini. L’oggetto del contendere del club giallorosso, infatti, non è ”il regolamento di Coppa Italia, nè le competenze della Lega nel predisporre i calendari, nè le esigenze televisive di chi acquista i diritti della competizione – ha sottolineato Baldini in una nota – bensi’ riteniamo di avere fondati dubbi su come gli stessi regolamenti siano stati interpretati’‘.

Il riferimento è all’applicazione dell’articolo 3 comma 7 del regolamento della Coppa Italia che riguarda i quarti di finale e che recita: ”Se due società che disputano le gare interne sul medesimo campo hanno concomitanza di gare dei quarti di finale in casa, la vincente della competizione o, in subordine, la società  meglio classificata in campionato al termine della stagione precedente a quella in cui si disputa la competizione mantiene il diritto di giocare in casa, mentre l’altra subisce l’inversione del campo”.

A Baldini risponde l’ad viola Sandro Mencucci: ”Non si tratta di interpretare bensi’ di rispettare un regolamento predisposto dagli organi della Lega e approvato da tutte le società di serie A”, le parole del dirigente viola.

E a giocare all’Olimpico, in effetti, è stata ieri sera la Lazio, vittoriosa per 3-0 sul Catania e qualificata alle semifinali. L’inversione di campo subita dalla Roma con la Fiorentina, però, secondo i giallorossi non sarebbe corretta visto l’ampio intervallo temporale tra i due incontri.

”L’inversione costituirebbe un’eccezione alla regola principale che sancisce il diritto della Roma di giocare in casa – ha ribadito Baldini – Questa eccezione è prevista in caso di concomitanza di gare, cito letteralmente il regolamento, e due gare che si giocano ad otto giorni di distanza non sono concomitanti”.

In difesa della Lega, invece, il presidente Maurizio Beretta ha sostenuto di aver ”applicato il regolamento”, spiegando che la norma valuta la concomitanza nel turno della manifestazione, e non quella della data. Se la Roma insomma si ritrova a giocare ben otto giorni dopo la partita della Lazio, è esclusivamente dovuto alle esigenze della Rai che ha acquistato i diritti e che trasmette le gare in prima serata.

Rai che Baldini, senza mai nominare, ha comunque tirato in ballo non tanto per le logiche televisive, quanto invece per le dichiarazioni rilasciate dal direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli, secondo cui i giallorossi sarebbero stati penalizzati dalla latitanza della proprietà americana in Lega.

”A coloro i quali sostengono che nella vicenda la Roma paga l’assenza di un presidente che faccia pesare la sua importanza in Lega – ha puntualizzato il dg romanista – rispondo che se le ragioni fossero sempre di chi sbatte più forte i pugni sul tavolo ed alza la voce continueremmo ad alimentare lo stesso modus vivendi che tutti, a parole, seguitiamo invece a stigmatizzare”.