Balotelli. Castellini bandito dallo stadio fino al 2030. E patto fra i giocatori di colore: “Via tutti al primo buu”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2019 13:31 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2019 13:40
Balotelli. Il capo ultrà del Verona bandito dallo stadio fino al 2030

Il fermo immagine tratto da Sky Sport mostra l’attaccante del Brescia, Mario Balotelli, mentra calcia il pallone verso gli spalti (Ansa)

ROMA – Ci sono due novità sul caso dei buu razzisti all’indirizzo di Mario Balotelli da parte di alcuni tifosi della curva del Verona. La prima, immediata e dagli effetti duraturi, è la decisione della società scaligera di bandire dallo stadio il capo ultrà Luca Castellini fino al 2030. L’altra riguarda la forte presa di posizione di calciatori di colore e non che, secondo la ricostruzione di Repubblica, stanno concordando comportamenti uniformi in caso di cori razzisti: al primo insulto fuori tutti.

Bandito dalla curva fino al 2030

Luca Castellini, capo ultrà del Verona e coordinatore degli estremisti di destra di Forza Nuova in Veneto, era riuscito, se possibile, a rendere ancora più odiosa la vicenda. Ha delirato di un Balotelli che, nonostante la cittadinanza, no sarà “mai completamente italiano”. Ha minimizzato i buu con la solita scusa della goliardia (peraltro considera goliardico anche inneggiare a Hitler…) e del folklore. A riprova, ha dichiarato che anche il Verona schiera un “negro”, che i suoi hanno perfino applaudito dopo un gol. Non contento ha rivendicato il diritto a dire “negro” quando gli aggrada riuscendo nel miracolo di insultare anche Liliana Segre (“Se dico negro mi viene a suonare a casa la Commissione Segre?”). Troppo in una sola intervista anche per un neonazista. E per lui non è detto che sia finita qui. Intanto, dopo i primi tentennamenti e tentativi di negare l’evidenza, va registrata la, come chiamarla, resipiscenza dei dirigenti.

“Al primo buu razzista tutti fuori”

La reazione di Balotelli, emotiva quanto si vuole, è stata un gesto politico. Tanto è vero, che ha destato più di una coscienza intorpidita. I giocatori di colore dei campionati italiani, ma non solo loro, stanno concordando azioni comuni: al primo ululato, al primo insulto razzista, tutti via. Senza ascoltare le società, gli arbitri, la Federazione…

In prima fila i più consapevoli (e anche i più tartassati) come lo juventino Matuidi, il napoletano Koulibaly, Boateng, Lukaku.. Ma anche un ragazzino dell’Italia Under 17 che per Castellini non sarà mai italiano, dimostra un notevole livello di maturità.

“Il talentuoso Henoc N’gbesso, classe 2003 – scrive Enrico Currò su Repubblica – si è appena rotto un ginocchio: ha le stampelle e le idee chiarissime, da studente del liceo di scienze umane con gli occhi aperti sul mondo zoppo degli stadi italiani, che coprono di ridicolo la serie A, nel giudizio severo dell’ Uefa, il governo del calcio europeo.

«Quale sia stato l’ incipit del verso della scimmia a Verona, dato che nessuno è una bestia, credo di saperlo: l’ ignoranza. E poi il negazionismo. Nel 2018, a Cagliari, stavo festeggiando un gol e i miei compagni mi hanno fatto notare che qualcuno mi aveva urlato: “Negro di merda”. Il responsabile del loro settore giovanile disse che non era successo niente: negava l’ evidenza. Io non ci faccio caso, sono circondato da persone vere. E tra i miei riferimenti ci sono Luther King e Mandela, è normale che le loro storie mi tocchino di più. Come la battaglia di Balotelli»”. (fonte La Repubblica)