Balotelli sul razzismo: “Le banane al derby? Italia indietro sull’integrazione”

Pubblicato il 27 Marzo 2013 10:18 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2013 10:18
Balotelli sul razzismo Le banane al derby Italia indietro sull'integrazione

Derby, insulti razzisti e banane gonfiabili contro Balotelli

MILANO – Mario Balotelli si è raccontato in un’intervista esclusiva a  Vanity Fair. 

L’attaccante del Milan si è soffermato sul delicato tema del razzismo con cui ha dovuto fare i conti più volte negli stadi italiani.

Balotelli ha iniziato l’intervista parlando del suo ritorno in Italia, sul quale all’inizio aveva delle perplessità.

“In Italia non mi sentivo a mio agio ma dopo il campionato Europeo è cambiato tutto. La Nazionale mi ha dato l’opportunità di dimostrare agli italiani quello che valgo, e quello che posso fare con l’aiuto dei compagni di squadra”.

L’umore di Balotelli cambia repentinamente quando si affronta il tema del razzismo.

“Continuo a pensare che il mio Paese sul fronte dell’integrazione sia indietro. Chi è meno ignorante potrebbe fare di più per mettere a disagio non solo i razzisti, ma anche quelli che minimizzano e tollerano certi comportamenti”.

Un Balotelli ferito umanamente dai ‘buh razzisti‘ e dalle banane gonfiabili da parte della curva dell’Inter nell’ultimo derby disputato a San Siro.

“Mi ero preparato alla contestazione. E la posso anche comprendere. Non credevo però che si sarebbero spinti a tanto: a certe cose non ci si deve mai rassegnare. Mi spiace per loro, non ci fanno una bella figura”.

“Sono meno emotivo, e soffro meno per le critiche, sto imparando a fregarmene. Sono tornato per far parte della storia di un grande club, il Milan. Non posso più permettermi leggerezze, conduco una vita abbastanza regolare: solo così posso diventare il calciatore dei miei desideri“.

Balotelli si è messo alle spalle con carattere le critiche di Silvio Berlusconi che prima di acquistarlo lo aveva definito una ‘mela marcia’.

“Lo spogliatoio non è mai stato un problema per me. Ho sempre avuto la fortuna di trovare ottimi compagni di squadra. Detto questo, non puoi andare bene a chiunque: in un grande club con una rosa di trenta calciatori, piacere a tutti sarebbe preoccupante”.

“La ‘Vecchia Guardia’ mi fornisce consigli calcistici, ho sempre ascoltato chi ha più esperienza di me. Al massimo qualche bisticcio ma si tratta solamente di ordinaria amministrazione”.