Bambino rasato, Federico Colbertaldo: “E’ giusto, genitori frustrati”

Pubblicato il 7 Novembre 2012 16:52 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2012 18:05
Federico Colbertaldo

ROMA – ”La rasatura dei capelli è un rito di iniziazione e come tale va vissuto: gli atleti lo vivono bene”. Questa l’opinione dell’azzurro Federico Colbertaldo, campione italiano di nuoto e primatista europeo in carica dei 1500 in vasca, sulla vicenda del ragazzino di 11 anni rapato a zero dai suoi istruttori per non aver fatto bella figura in una gara internazionale di nuoto. Mezza Italia si è indignata per l’episodio denunciato dai genitori del giovanissimo atleta che hanno presentato un esposto contro due istruttori e un altro atleta di una piscina del vicentino, indagati dalla Procura per abuso di mezzi di correzione. Colbertaldo sul blog di un giornalista della Gazzetta dello Sport, e poi al telefono con l’Ansa, se la prende con i genitori, definiti ”rovina dello sport”.

”Mi spiace dirtelo – risponde l’azzurro in un intervento in chat, prendendosela con chi condannava questo episodio – ma genitori come te sono la rovina dello sport. La matricola è un rito di iniziazione e come tale va vissuta, stranamente poi gli atleti la vivono bene (nella maggioranza dei casi, nella totalità in caso di atleti intelligenti) e sono sempre i genitori, gente che stranamente non ha mai fatto sport (o se lo hanno fatto erano dei frustrati), ad incazzarsi”.

“Pensiamo al dramma invece di questo ragazzino – prosegue Colbertaldo – che verrà isolato sportivamente, dato che nessuno si prenderà la briga di allenare uno con dei genitori del genere. Ma soprattutto pensiamo alle tre persone che hanno perso il posto di lavoro per colpa di due frustrati”.

”Senza entrare troppo nel caso specifico – ha rincarato Colbertaldo – vorrei chiarire che questo fa parte dell’ambiente piscina. Io l’ho vissuto bene e posso dirlo. Per le matricole la rasatura è parte integrante del processo di crescita e la cosa vale per qualsiasi atleta, sia a livello nazionale che societario. Per la mia esperienza posso dire di non aver mai trovato nessuno che abbia rifiutato questa iniziazione. Magari qualche genitore può averla trovata fuori luogo, eccessiva, ma posso assicurare che tutti i ragazzi la tollerano e la vivono volentieri”.

“Io – ricorda l’azzurro – quando avevo 15-16 anni non vedevo l’ora di essere rasato da Rosolino. E quando la cosa accadde, quando Rosolino mi rasò i capelli ero felice perchè sapevo che ero entrato a far parte del gruppo atleti. Insomma, la rasatura dei capelli nel nuoto è una cosa acclarata, una tradizione antica. Per quanto riguarda il ragazzino vicentino mi pare strano che possa essere collegata ai risultati data l’età giovanissima dell’atleta. Ripeto, la vicenda ha assunto contorni diversi perchè i genitori si sono sentiti coinvolti. Quando capitò a me ricordo che i miei genitori non dissero nulla, mantenendo il giusto distacco dalla piscina. Il problema, come spesso accade, è che quando si intromettono, creano sempre incomprensioni”.