Batistuta: “Ho pregato un amico dottore di amputarmi le gambe”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Ottobre 2019 18:33 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2019 18:33
Batistuta racconta dramma Chiesi dottore amputarmi gambe

Batistuta nella foto Instagram

ROMA – Gabriel Omar Batistuta sta vedendo la luce in fondo al tunnel ma dopo aver smesso di giocare a calcio si è trovato con le caviglie a pezzi perché non aveva più la cartilagine. L’ex calciatore della Roma faticava a camminare e per questo motivo ha iniziato a sottoporsi ad una serie di interventi per migliorare la sua condizione di salute. Gli ultimi post Instagram fanno ben sperare ma ci sono stati anche momenti drammatici come quello che Batistuta ha raccontato al Corriere dello Sport: “In passato, ho pregato un mio amico dottore di amputarmi le gambe per quanto era intenso il dolore…”.

Il 17 settembre, Batistuta ha aggiornato il suo profilo Instagram scrivendo: “Prima tappa superata. La protesi nella caviglia sinistra è realtà. Ora diamoci dentro con la riabilitazione. Grazie per i messaggi pieni di affetto e per i vostri pensieri”. 

Il 3 ottobre, ultimo post pubblicato da Batigol su Instagram, ha aggiornato i suoi fan scrivendo: “Grazie al dottor Beat Hintermann e alla sua squadra per questo intervento chirurgico che mi dà la speranza di tornare a camminare normalmente. Ci tenevo ad aggiornare i miei follower, la mia riabilitazione prosegue alla grande, presto tornerò in Argentina. Grazie a tutti i miei fan per l’appoggio”. 

Adesso il morale di Batistuta è tornato alto ma la sua situazione era drammatica subito dopo che aveva smesso di giocare a calcio. Lo ha raccontato al Corriere dello Sport:  “Appena smesso, mi sono ritrovato con le caviglie a pezzi. Non avevo più cartilagine. Osso contro osso, su un peso di 86-87 chili: il minimo movimento diventava un tormento. Lo stesso problema di Van Basten, che ha detto basta a 28 anni. Certi giorni non riuscivo a scendere dal letto. Piangevo di rabbia e mi dicevo: non può finire così”.

“La mia famiglia mi reclamava: ora puoi stare con noi. E invece soffrivo, stavo male. Così male che sono andato da un amico medico e gli ho chiesto di amputarmi le gambe. L’ho pregato, ho insistito. Gli ho detto che quella non era più vita. 
Ora ho una protesi alla caviglia sinistra e sto facendo riabilitazione. Una soluzione che rincorrevo da almeno sei-sette anni. Fra 40 giorni, tolto il tutore, sapremo se il dolore è scomparso e potrò finalmente camminare come una persona normale”.