Cagliari-Roma 0-3 a tavolino, Cellino prepara il ricorso

Pubblicato il 25 settembre 2012 10:25 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2012 10:34
Cellino_Cagliari_2012

Cellino (LaPresse)

ROMA – Quell’invito di Massimo Cellino ad andare allo stadio nonostante il divieto del Prefetto è una “riprovevole sollecitazione“. Quanto basta, si fa per dire, per punire il Cagliari con il massimo della pena. Il match fantasma con la Roma finisce 0-3 a tavolino, così come si poteva prevedere dopo il caos seguito al rinvio della gara della quarta di campionato all’Is Arena di Quartu Sant’Elena, impianto ancora in costruzione e per questo decretato non agibile per il pubblico.

Un fatto su cui insiste anche il giudice nelle motivazioni, richiamando la decisione di far giocare il match senza tifosi “con consequenziale divieto del Cagliari della vendita dei relativi biglietti di ingresso allo stadio e l’obbligo di annullare quelli venduti”. Provvedimento disatteso da Cellino che, con un colpo di mano, aveva invece invitato i supporter cagliaritani a seguire la loro squadra nella gara casalinga con la Roma. Una bravata per cui paga il Cagliari, ma che con ogni probabilità avrà conseguenze anche per lo stesso patron dei sardi.

Nel dispositivo il giudice scrive che gli atti vengono trasmessi al procuratore federale “per quanto di competenza in merito alla condotta del presidente della società stessa“. Insomma per Cellino si spalancano le porte del processo sportivo, e di una stangata che può andare dalla squalifica del presidente fino a ricadute sul club per responsabilità diretta, dalla semplice ammenda alla penalizzazione.

Intanto, è praticamente certo il deferimento del dirigente cagliaritano che oltre ad aver violato i principi di lealtà e correttezza, fondanti della giustizia sportiva, ha messo a repentaglio la sicurezza degli spettatori con il suo invito a disattendere l’ordinanza del prefetto. Cellino rischia una squalifica, e da Miami si è detto pronto ad affrontare persino penalizzazioni per il club. Intanto il presidente della Figc, Giancarlo Abete che era stato duro sull’iniziativa scatenando la replica del presidente del Cagliari ha sottolineato che “non c’è stato un botta e risposta con Cellino. Non si dà una valutazione delle persone: con maggiore lucidità e serenità, Cellino si renderà conto che proporre una sorta di disobbedienza ad un autorità di pubblica sicurezza è un fatto di assoluta gravità“.

Il giudice sportivo, in attesa di Palazzi, ha censurato in toto la condotta di Cellino: Gianpaolo Tosel parla di “provocatoria iniziativa assunta dalla società che costituisce una palese violazione di cui all’art. 12 del codice di giustizia, che impone ai club la rigorosa osservanza delle disposizioni emanate dalle autorità in materia di pubblica sicurezza“. Un gesto grave considerato che tale violazione ha costituito la causa diretta ed esclusiva dell’impedimento alla regolare effettuazione della gara: una “sollecitazione riprovevole” che rischiava di tradursi “in iniziative ed atti rivolti a disattendere la prescrizione dello svolgimento della partita a porte chiuse“, ingenerando nella tifoseria “reazioni emotive inconsulte ed irrazionali”.

Il club ora sta studiando se presentare ricorso: l’ultima parola spetta allo stesso Cellino, fa sapere l’avvocato Mattia Grassani: ci sono tre giorni di tempo per impugnare il provvedimento. Chi invece a questo punto non farà altre mosse è la Roma, che aveva chiesto subito la vittoria a tavolino e contro la quale si era scagliato lo stesso Cellino, dando dell’ “avvoltoio” al dg giallorosso, Franco Baldini. I tempi, se i sardi faranno appello, rischiano però di allungarsi (precedenti alla mano). E Cagliari-Roma, l’ennesima brutta pagina del calcio italiano (lo dice anche l’Uefa (“spettacolo triste e poco edificante, sulla sicurezza non si scherza” la bacchettata del segretario generale Gianni Infantino) potrebbe non essere voltata a breve.