Cagliari-Roma, Cellino: “Non è stato compreso il mio messaggio: ho evitato il caos”

Pubblicato il 24 settembre 2012 9:36 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2012 9:36
Cellino_Cagliari

Cellino (LaPresse)

ROMA – Massimo Cellino sceglie la via dell’attacco a testa bassa per difendersi. E’ a Miami per problemi di salute e gli arriva via etere il coro di riprovazione per il suo invito ai tifosi ad andare fuori dello stadio di Is Arenas che ha fatto scattare il rinvio di Cagliari-Roma. “In 21 anni con il Cagliari non sono mai stato deferito per vicende legate ai passaporti, al doping, agli arbitri, a falsi in bilancio o evasioni fiscali. Sono io o qualcun altro la vergogna del calcio?”. E si sente “nella melma, non so se solo per le medicine che sto prendendo”.

“Perché – spiega all’Ansa – qui si è ribaltato tutto. Io con il mio invito ho fatto in modo che davanti allo stadio non ci fossero solo gli ultras, ha idea di cosa sarebbe potuto accadere? E invece finisco messo in croce. Contavo che poi gli abbonati, al 70 per cento donne e bambini, li facessero entrare, nei giorni scorsi avevo avuto anche qualche assicurazione verbale. Ora mi ritrovo tutti contro. E non è giusto, perché ho solo difeso i sardi”.

Giura amore eterno alla Sardegna e al Cagliari (“chi dice che lo vendo? Non lo farò mai, quello sì che sarebbe un atto di arroganza: la squadra non è mia ma dei tifosi”). E puntualizza con veemenza: “In Sardegna viviamo una specie di stato di polizia, nulla è agibile: la caserma dei vigili del fuoco, lo stadio, gli alberghi. Quanto a me, ho sempre cercato di onorare il calcio e le mie cariche, quando il nostro mondo si stava sfasciando sono stato tra i pochi a tenerlo insieme e devo sentire Abete che via Ansa mi dice quelle cose. Ma scherziamo?”.

Sì, però le regole dicono altro: come si fa a invitare i tifosi alla disobbedienza civile e poi sperare di farla franca? “Ma io – conclude – non spero di farla franca, se ho sbagliato pagherò. Rispetto le istituzioni, mi diano anche una penalizzazione oltre il 3-0 a tavolino, ma non m’importa: meglio andare in prigione da innocente che da colpevole”.