Marco Borriello sconfitto in Cassazione: “Lecito parlare della sua vita privata”

Pubblicato il 28 gennaio 2017 15:10 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2017 15:10

Marco Borriello sconfitto in Cassazione: "Lecito parlare della sua vita privata"

Marco Borriello sconfitto in Cassazione: “Lecito parlare della sua vita privata”

CAGLIARI – Marco Borriello, attaccante del Cagliari che ha cambiato varie maglie, deve rassegnarsi al fatto che giornali e media possono parlare delle sue vicende personali e calcistiche, soprattutto perché oltre ad essere un personaggio conosciuto è stato proprio lui a rendere noti tanti fatti suoi, flirt compresi, tra i quali quello con Belen.

Lo sottolinea la Cassazione che ha respinto il ricorso del calciatore contro il ‘Fatto quotidiano’ del quale chiedeva la condanna per un articolo a suo dire denigratorio dove c’era scritto “bomber virtuale: non in campo ma tra le lenzuola. Per lui a gennaio c’è sempre mercato”, con rifermento alle avventure galanti e al fatto che l’atleta era spesso oggetto di compravendita.

Borriello si era inoltre risentito per lo sfottò sul suo curriculum “da fare invidia, se non a Messi, perlomeno a Rocco Siffredi”. Confermando il proscioglimento del quotidiano, la Cassazione afferma che “la rilevanza pubblica delle notizie è stata erroneamente contestata” dal ‘bomber’.

“Borriello è un noto calciatore, personaggio pubblico fatto oggetto di attenzione dagli amanti del calcio; inoltre egli stesso si è esposto sui media col racconto delle sue vicende, ulteriormente amplificate dai resoconti delle donne con cui aveva intrattenuto relazioni.

In tale contesto – prosegue la Cassazione – non può revocarsi in dubbio che interessino al ‘pubblico’ le sue qualità sportive, la considerazione in cui è stato tenuto dai dirigenti delle squadre di calcio in cui ha militato, la serietà e l’impegno con cui adempie agli obblighi connessi alla posizione occupata, nonché il rispetto, da parte sua, delle regole della professione”.

“Ne consegue che Borriello – conclude il verdetto della Quinta sezione penale – non può pretendere l’oblio su fatti qualificanti della sua vita calcistica, quali la squalifica per doping o l’estemporaneo comparire sui campi di calcio, e non può pretendere il silenzio sulle espressioni da lui utilizzate nel corso di interviste volontariamente rilasciate”.

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