Calcio/ Calciomercato, amichevoli e coppe europee ci fanno capire che il nostro è un campionato di ‘Serie B’

di Andrea Pelagatti
Pubblicato il 30 Luglio 2009 13:32 | Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2009 13:34
Francesco Totti, uno degli ultimi campioni del calcio italiano

Francesco Totti, uno degli ultimi campioni del calcio italiano

Il calcio d’Estate, si sa, vende molto fumo, rumors di mercato, pettegolezzi e poco arrosto. Tuttavia ci sono alcuni dati inconfutabili dai quali deve partire il nostro ragionamento:

i giocatori migliori fuggono dall’Italia attratti dai milioni di euro di Inghilterra e Spagna, le nostre squadre collezionano batoste in ogni parte del globo, i magnati stranieri nemmeno prendono in considerazione, per i loro investimenti, il movimento calcistico italiano.

Tutte facce della stessa medaglia, tutti aspetti che sommati insieme, nella loro globalità, delineano l’arretratezza del nostro calcio. La domanda che dobbiamo porci è la seguente: Perchè, ora come ora, il nostro è un calcio di ‘Serie B’ ?

Sono strettamente correlati tra di loro: deficit economico e deficit tecnico. I magnati stranieri, molto di moda in Gran Bretagna, fuggono, o meglio, neanche prendeno in considerazione l’Italia.

L’investimento nel calcio italiano non sarebbe un’affare ma un madornale errore di valutazione. Il primo problema da prendere in considerazione è quello che chiameremo strutturale.

In Italia mancano le strutture. Tassazione, maggiore rispetto la Spagna e l’Inghilterra, assenza di stadi di proprietà, barriere, politiche e non, interne al sistema calcio: sono tutte spade di Damocle che gravano sul nostro movimento e che scoraggiano investimenti importanti nella nostra Penisola.

Basta possedere un minimo di capacità critica ed essere leggermente consapevoli di questi deficit strutturali per capire l’impossibilità dell’avvento del Fioranelli o Soros di turno nel nostro mondo pallonaro. Esiste, però, anche il tifoso sano che vive di stadio, giornali sportivi e radio e che non è in grado, se non gli vengono illustrate, di capire queste dinamiche.

In questi casi le logiche di mercato hanno la meglio sulla veriticità delle notizie e, le maggiori testate giornalistiche e televisive, preferiscono offrire ai loro clienti gustose, ma irrealizzabili, notizie di calciomercato e cambi di proprietà piuttosto che la cruda, e povera, realtà.

I problemi strutturali sono seguiti a braccetto da quelli di natura, meramente, economica. Juventus e Roma, che lo pratica già da diversi anni, sono orientate verso l’autofinanziamento. Milan e Fiorentina, per scelta dei loro presidenti, sono orientate verso un evidente ridimensionamento.

L’unica scheggia impazzita, in questo contento, è il presidente dell’Inter Massimo Moratti. Il numero 1 dei nerazzurri continua ad investire pesantemente nel calciomercato.

Quest’anno, però, ha dovuto salutare Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese è il classico esempio del campione italiano che vuole trasferirsi in un altra lega non tanto per l’aspetto economico, guadagna come nell’Inter, ma per motivazioni squisitamente tecniche. Il Barcellona è superiore all’Inter e da la possibilità di concorrere per Champions League e Pallone d’Oro.

Il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, ha ceduto Kakà al Real Madrid per puntare sui giovani. Dietro questa presunta progettualità si cela una chiara intenzione  di disimpegno momentaneo dal calcio. Non si può sbandierare un progetto-giovani e poi non conoscere i nomi dei ragazzi sui quali si punta. Gustosa l’intervista rilasciata dal numero 1 rossonero nell’intervallo di Varese-Milan: «Puntiamo su giovani di talento come Zigone». Al ragazzo il talento non manca ma si chiama Zigoni.

Ripianare i conti della società, in questo momento, è più importante che vincere. Ibrahimovic e Kakà non hanno abbandonato l’Italia, esclusivamente, per soldi. Ci sono ragioni tecniche da prendere in grande considerazione: le big della Premier League e della Liga presentano maggiore appeal rispetto Milan, Inter, Juventus e Roma.

L’andamento delle nostre squadre nelle prime partite della stagione non fanno altro che confermare questo trend. Milan e Inter, a caccia di soldi e popolarità, hanno scelto l’America. I lauti compensi non sono mancati ma che immagine hanno dato di loro?

L’unica vittoria di una squadra italiana negli States c’è stata quando i due team erano una di fronte all’altra. Partiamo dal Milan. Prima gara, prima umiliazione: grottesco pareggio contro i Los Angeles Galaxy di Beckham. La squadra americana è un mix, perdente, di vecchie glorie e modesti giocatori a stelle e strisce.

Eppure se non ci fosse stato il vecchio, ed implacabile, Pippo Inzaghi i rossoneri avrebbero perso anche quel giorno. Il vero pianto per le formazioni italiane è stato il World Challenge Football. Il quadrangolare registrava la partecipazione di Milan, Inter, Club America e Chelsea.

Non prendendo in considerazione il derby, abbiamo solamente sconfitte per le due milanesi. Il confronto Londra-Milan ha visto la vittoria, schiacciante, del team di Carlo Ancelotti. Il tecnico emiliano, apparso ringiovanito ed entusiasta di questa nuova esperienza, ha battuto nettamente, sul piano del gioco, sia il Milan che l’Inter. Poche scuse quindi visto che Carletto lavora a Londra solo da pochi mesi.

I risultati sono ininfluenti, è vero, ma queste sono partite preziose per sperimentare moduli tattici e cementare l’intesa tra i giocatori della rosa. Sconfitte cosi pesanti non possono nè essere giustificate, nè essere prese sotto gamba, altrimenti va a finire che poi si ripetono nelle competizioni ufficiali.

Ultimi, in ordine di tempo, i grotteschi Ko, patiti la scorsa sera, da parte del Milan e della Fiorentina. La squadra viola è in preoccupante ritardo se prendiamo in considerazione il fatto che i preliminari di Champions League sono alla porta. Il Milan cercava riscatto dopo la sconfitta nel derby ed invece ha preso 4 schiaffoni dal Bayern Monaco di Louis Van Gaal.

Scadente, a quanto pare, anche il livello dei nostri allenatori. La tanto esaltata scuola tattica italiana dove è andata a finire ?

Ognuno può rispondere come meglio crede a questo quesito. La certezza, dati alla mano, è che i neo allenatori delle squadre straniere, poco dopo il loro insediamento, riescono ad impartire un gioco migliore rispetto a quello stentato dei nostri team. Van Gaal, con giocatori non eccezionali, fa girare alla meraviglia il Bayern Monaco, Carlo Ancelotti fa già vedere la sua mano nel Chelsea, Pellegrini sta già producendo buone prestazioni sulla panchina del Real Madrid.

Le Coppe Europee iniziano questa sera con l’Europa League, i preliminari di Champions League sono alla porta, certo i primi avversari saranno modeste compargini del ranking Uefa ma, è pur vero, che sarebbe delittuoso snobbare gli impegni. In questo momento non possiamo proprio permettercelo. Le nostre squadra non sono più lo schiacciasassi di qualche stagione fa. Siamo rispettati ma non, più, temuti.

Come risollevarci?

Servono cambiamenti strutturali e serve che tutti, dai presidenti, agli allenatori, fino ad arrivare ai giocatori, facciano un bagno d’umiltà e lavorino per correggere le loro carenze. Solo cosi il nostro campionato potrà meritarsi, veramente, l’appellativo di ‘Campionato più bello del Mondo’.