Calcio, è già fuga Juve. Napoli frena a Catania, Lazio stesa da Borriello

Pubblicato il 23 settembre 2012 22:57 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2012 22:57
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Marco Borriello (LaPresse)

ROMA – La classifica si sgrana, si delinea. E si capisce che la Juve, Conte o Carrera che sia, ha serissime intenzioni di fare il bis. Quattro partite e altrettante vittorie, l’ultima col Chievo. Soprattutto un piccolissimo solco che si scava anche con quella che a oggi sembra alla lunga la principale avversaria dei bianconeri, il Napoli, fermato a Catania nonostante una partita quasi intera con l’uomo in più. Allungo anche sulla Lazio che nel posticipo gioca bene ma si inchina in casa al Genoa, beffata da un contropiede di Borriello nel momento del massimo sforzo offensivo.

L’altro dato è che la crisi delle milanesi assume  una dimensione conclamata e allarmante. Quelli di Milan e Inter sono problemi diversi, è vero, ma i risultati sono quasi analoghi. Con la risultante che lo scudetto è già lontanissimo e persino la zona Champions, almeno per il Milan, è quasi utopica.

Questione a parte la vergogna di Cagliari dove non si è giocato perché il presidente dei sardi Massimo Cellino ha pensato bene che le leggi dello Stato, nello specifico un divieto scritto della Prefettura, non valessero per lui e per i suoi tifosi. Così la Roma ha fatto una gita a vuoto che con ogni probabilità gli varrà tre punti senza giocare. Il Cagliari rischia di pagare pesantissima un’impuntatura del presidente per una partita che, viste anche le assenze della Roma, il Cagliari avrebbe potuto provare a vincere anche senza i tifosi.

Nel posticipo la Lazio non riesce a tenere il ritmo della Juve e cede in casa 1-0 con il Genoa. Punteggio che comunque è bugiardo. La squadra di Petkovic, che ha puntato su un turnover massiccio lasciando fuori Klose e Mauri, ha largamente dominato la gara, rischiando più volte di segnare. Eppure proprio nell’assenza di due uomini chiave forse c’è quello che manca ai biancocelesti: una panchina davvero competitiva in grado di non far sentire le assenze dei “titolari”. Perché sia Zarate sia Kozak hanno mostrato limiti  e sta di fatto che nella partita in cui Klose gioca solo l’ultimo quarto d’ora la Lazio per la prima volta in campionato non fa gol.

Quanto al Genoa i rossoblù giocano una partita attenta: nel primo tempo sono in partita, provano a rispondere. Nel secondo soffrono, sbandano ma hanno la bravura e la fortuna di colpire proprio nel momento in cui sono alle corde.

La Juve, si diceva, va come un treno. A Torino contro il Chievo arriva la quarta vittoria su quattro in campionato, un 2-0 con doppietta di un attaccante, Fabio Quagliarella, che prima di Londra il campo lo aveva visto con il contagocce. Avere tanti attaccanti da ruotare è stata la ricchezza di Conte lo scorso anno, può diventarla anche quest’anno. Per il resto poco da dire: i veronesi hanno fatto il massimo, hanno retto più di un tempo all’onda d’urto di una squadra che impressiona soprattutto per mix di qualità, intensità e solidità.  Altro dato positivo, per la Juve, è che la vittoria arriva dopo la partita più dura di tutta la prima fase della Champions, quella con il Chelsea. Vista la qualità media degli avversari, insomma, Conte, Agnelli, Carrera & co, possono stare tranquilli.

Frena, invece, il Napoli bloccato 0-0 a Catania. Visto il campo un pari ci può stare, eppure Mazzarri ha di che masticare amaro. Perché il Catania resta in 10 dopo appena 120 secondi e il Napoli non riesce ad approfittarne. Anzi, rischia addirittura di perdere nel finale quando un palo in contropiede di Gomez, gela De Sanctis. Il Napoli, in verità, non ha giocato male: ha attaccato a testa bassa per quasi tutti i 90 minuti. E’ stato proprio il Catania, messo con grande ordine in campo, a fare di necessità virtù chiudendo tutti gli spazi.

Nel lunch match è arrivata anche la frenata dell’altra squadra a punteggio pieno, la Sampdoria bloccata in casa 1-1 dal Torino. Ciro Ferrara può comunque essere soddisfatto: la classifica dice quarto posto, 9 punti e penalizzazione in cavalleria da un bel po’. Un filo di rammarico, casomai, c’è per i granata che avevano assaporato per un quarto d’ora il colpaccio. La partita, infatti, è decisa da due rigori: prima quello messo a segno da Bianchi per i granata, poi quello di Pozzi per i doriani. Il finale è nervosissimo: ci prova di più la Samp ma il punteggio non cambia.

L’Inter, invece, prima sbatte contro il muro del Siena, poi crolla 2-0 in casa. San Siro, insomma, resta un tabù per le milanesi visto che né Milan né Inter sono ancora riuscite a vincere una partita tra le mura “amiche”.  A fine gara Stramaccioni è tramortito: nonostante il tabellino reciti 18 tiri a 6 per l’Inter i fischi del pubblico e la faccia in tribuna di Massimo Moratti sono un chiaro antipasto dei giorni che lo aspettano ad Appiano Gentile. La buona notizia, per lui, è che si gioca già mercoledì e che soprattutto si gioca in casa del Chievo. Lontano da San Siro. La cattiva è la classifica: in quattro partite la Juve, con i suoi 12 punti, ha già doppiato l’Inter.

Altra milanese, il Milan, altra sconfitta, quella per 2-1 a Udine, altra crisi. Qui la classifica è ancora peggiore: 3 punti in 4 partite, roba da lotta per non retrocedere. Roba che neppure le cessioni di Ibra e Thiago Silva riescono a spiegare. Mario Sconcerti, snocciolando statistiche, racconta che mai nessuna squadra che ha fatto solo 3 punti nelle prime 4 gare ha mai vinto il titolo. A Milanello, forse, non hanno neppure bisogno delle statistiche: la Juve è lontana anni luce. La notizia, invece, arriva dalla società che fa sapere che Allegri non è in discussione. Inzaghi, dopo la lite spontanea e la pace “coatta” di metà settimana con Allegri, non sarà felicissimo. Quanto al campo il Milan fa anche meglio delle ultime uscite. Però ancora una volta subisce troppi gol, segna solo una prodezza individuale e non fa punti. Soprattutto, iniziano ad affiorare anche i nervi: vedere i rossoneri che finiscono con due espulsi non è una cosa che succede in tutti i campionati.

Sta meglio, nonostante lo spreco, la Fiorentina di Vincenzo Montella, che non va oltre l’1-1 a Parma in una partita dal finale spettacolare. I viola vanno avanti grazie a un tiro da fuori di Roncaglia, poi il Parma fallisce dal dischetto l’occasione di rientrare in partita. Sembra fatta per la Fiorentina anche perché nel finale Jovetic ha l’occasione, sempre su rigore, per archiviare la pratica. Invece “Jojo” sbaglia e i viola vengono puniti da un altro rigore (fallo di mano di Luca Toni) al minuto 93. Per la Fiorentina un peccato: senza la manona del centravanti oggi Montella potrebbe vedere da vicinissimo il terzo posto Champions.

Chi continua a stare molto male, invece, è il Palermo. Non è questione, non solo almeno, di guida tecnica. Esce Sannino, entra Gasperini ma non cambia il risultato: sconfitta. Stavolta i rosanero cedono 1-0 in casa dell’Atalanta: sconfitta che fa male e fa infuriare Gasperini (che rifiuta di parlare a Sky nel dopo gara) perché arriva al minuto 88 quando i suoi dimenticano di marcare Raimondi. Eppure, soprattutto nel primo tempo, qualcosa di buono il Palermo lo aveva fatto (anche un gol annullato). Resta però la sensazione, qualcosa di più, di una squadra che negli ultimi due anni è stata sistematicamente indebolita dal presidente Zamparini.

Infine il Bologna manca la seconda vittoria consecutiva andando a impattare 1-1 contro il Pescara. Per gli adriatici è il primo punto in campionato e mercoledì arriva il Palermo in quello che ha già il sapore dello scontro salvezza. Il Bologna, però, ha da rimpiangere per le occasioni sprecate, decisamente troppe. Diamanti & Co smarriscono improvvisamente tutto il cinismo e il senso pratico mostrati contro la Roma andando a sbagliare il rigore del ko proprio con Diamanti e non riuscendo a vincere una partita giocata, nel finale, con l’uomo in più.